Economia e Lavoro
8 Luglio 2023
L'allarme di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uil-Uilm in presidio davanti alla Prefettura. Verla (Fiom): "Territorio segnato da disoccupazione, redditi bassi, popolazione che invecchia, poca crescita demografica e abbandono scolastico"

Crisi economica. Il territorio ferrarese rischia una condanna a morte

di Davide Soattin | 4 min

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Una condanna a morte, segnata da marginalità produttiva e sociale. È quella che rischia di scontare il territorio ferrarese, di per sé già provato da un tasso di disoccupazione più elevato rispetto ad altre aree regionali, da redditi familiari sempre più bassi, da un continuo invecchiamento della popolazione – con conseguente mancata crescita demografica – e da un livello di abbandono scolastico tra i più alti in Emilia-Romagna.

A denunciare una situazione che potrebbe diventare presto insostenibile, davanti agli uffici della Prefettura, è stato Giovanni Verla, segretario generale di Fiom-Cgil, durante la prima delle due giornate di sciopero indette insieme ai sindacati metalmeccanici della Cisl-Fim e della Uil-Uilm, per chiedere interventi urgenti di politica industriale alle istituzioni locali, regionali e nazionali, con l’obiettivo di rimettere al centro il lavoro dell’industria metalmeccanica e impiantistica, attraverso l’apertura di tavoli di confronto sui settori e sulle filiere in difficoltà per definire i piani di sviluppo.

Oggi, infatti, l’assenza di politiche industriali a livello nazionale è un fattore comune alla quotidianità che si sta osservando nel Ferrarese da ormai alcuni anni: “Stiamo assistendo – spiega Verla – a una diminuzione dell’occupazione. Da un lato con aziende che hanno totalmente cessato la loro attività produttiva, dall’altro con alcuni processi di ristrutturazione industriale“.

Gli esempi sono quelli noti di Berco che “nell’arco di dieci anni è passata da quasi 2.800 addetti ai 1.300 di oggi, riassestandosi totalmente a un livello produttivo più basso di quello che aveva quindici anni fa” e di Vm Motori, che “ha visto la scelta del gruppo Stellantis di cessare l’attività produttiva senza cercare una soluzione alternativa per quello che era il motore a diesel”. Di lì, il risultato “è un’azienda che nel 2017 contava 1.400 addetti e adesso ne occupa poco più di 400 con focalizzazione su quello che è il business dell’industriale marino”.

Ma a far riflettere è anche la situazione del Petrolchimico: “Al suo interno – aggiunge Verla – non lavorano solo aziende chimiche che sono capi filiera, ma anche aziende di appalto metalmeccanico, edile, logistico e del commercio, oltre che della ristorazione e delle pulizie. Oggi però c’è l’assenza di una reale prospettiva di sviluppo produttivo per quel sito, dove da un lato si fa ricerca, e questo ben venga, ma le produzioni sono destinate a essere realizzate in altri Paesi“.

A preoccupare è tutta la provincia, dall’Alto al Basso Ferrarese, senza alcuna esclusione: “Il territorio di Cento sta anch’esso attraversando una crisi assoluta tra la riduzione di Vm, Feroli e Baltur e la chiusura di Oerlikon che hanno portato a perdere occupazione. Non se la passa meglio il territorio di Copparo, ma anche a Ferrara città si sta assistendo alla desertificazione della Piccola Media Industria, che è sotto gli occhi di tutti. Nel Basso Ferrarese si sono create possibilità di espansione, ma di fatto rappresentano una situazione non sufficiente per recuperare la crisi nostro territorio”.

L’ultimo caso è rappresentato da Fox Bompani, dove – aggiorna Verla – siamo ancora in attesa di comprendere quale sarà la prospettiva di questo sito. Nelle prossime settimane ci aspettano alcuni incontri sindacali importanti per capire quale sarà la ripresa, anche perché parliamo di cento famiglie che hanno necessità di vedere garantita la tenuta occupazionale, salariale per quello che rappresentano quel polo strategico e la sua storicità nel territorio ferrarese”.

Lo scenario è dunque critico: “Abbiamo la responsabilità – sottolinea il segretario generale di Fiom Ferrara – di guardare al territorio e di pretendere da tutte le istituzioni, da quelle locali fino a quelle regionali, di ottenere una strategia per questo territorio. Un territorio che si sta condannando alla marginalità produttiva ma il rischio è anche una marginalità sociale. Un territorio dove la disoccupazione mantiene ancora dei livelli assolutamente elevati, dove i redditi delle famiglie sono i più bassi, dove si continua a invecchiare e dove la crescita demografica è totalmente condannata alla marginalità. Senza poi dimenticare il tema dell’abbandono scolastico. Questo mix ci fornisce un’idea di prospettiva produttiva della nostra area. Abbiamo la necessità che a tutti i livelli istituzionali si prenda a cuore il territorio ferrarese e si facciano investimenti, che ci sia data una prospettiva industriale”.

Un appello che Patrizio Marzola, segretario generale di Cisl-Fim Ferrara, estende al governo Meloni al fine di “creare una legislazione che possa dare prospettive a livello nazionale al futuro delle industrie metalmeccaniche, anche attraverso la riformulazione di ammortizzatori sociali in un periodo di transizione come quello attuale e l’applicazione di normative per far rientrare le aziende che hanno lasciato l’Italia e si sono trasferite all’estero”.

“L’Emilia Romagna – conclude Daniele Valentini, segretario generale Uil-Uilm Ferrara – possiede un territorio importante per lo sviluppo di un polo industriale, ma abbiamo purtroppo delle difficoltà, che a Ferrara e città si notano a vista d’occhio. Chiediamo al governo di sedersi al tavolo e di iniziare un percorso di riorganizzazione soprattutto per quel che riguarda gli investimenti da fare per il futuro del Paese. La transizione avrà impatti non indifferenti e la sensazione è che i governi siano impreparati rispetto all’impatto che ci sarà prossimamente“.

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