Unife. Aperto il 635esimo Anno Accademico
È con il tono solenne delle grandi cerimonie e con la profondità della riflessione sul presente storico, che è stato inaugurato ieri - martedì 24 marzo - il nuovo anno accademico dell’Università di Ferrara
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I comitati civili ferraresi si fanno parte attiva del passaggio in Assemblea legislativa della legge regionale sugli impianti alimentati a fonti rinnovabili
"Come ci permettevamo ancora di parlare di Shoah e di memoria, mentre intorno a noi sta accadendo quello che accade". È con il racconto di un recente episodio, accaduto a Bologna durante le attività legate alla mostra Remembr House, che il direttore del Meis Amedeo Spagnoletto ha riportato con forza il tema dell'antisemitismo
È stato rinviato a giudizio un 32enne accusato di maltrattamenti e stalking nei confronti dell’ex compagna. Tra gli episodi contestati anche l’invio di una lettera minatoria dal carcere, scritta – almeno in parte – con il proprio sangue
Non sono ancora stati individuati i responsabili, ma sono in corso accertamenti su una truffa informatica ai danni di Clara, messa in atto fingendosi una delle società di servizi che collaborano con l’azienda
La Corte d’Appello di Bologna ha confermato la condanna a un anno e tre mesi di reclusione e al pagamento di un risarcimento di 20mila euro a carico di Alberto Sperindeo, napoletano di 50 anni finito nei guai per truffa ai danni di un ferrarese, che sette anni fa rimase vittima di un noto gruppo di falsari conosciuto come Napoli Group e ribattezzato ‘la banda dei Rolex’ da un servizio andato in onda su Le Iene.
La vicenda risale al novembre 2016, quando il ferrarese mette in vendita un Rolex d’oro su un noto portale di beni preziosi. Viene contattato da un potenziale acquirente che, dopo aver trattato il prezzo di 17mila e 200 euro, si presenta all’appuntamento a Ferrara con un assegno circolare non trasferibile. E una carta d’identità che risulterà falsa come l’assegno ‘blindato’.
I due si recano in un istituto di credito in città per verificare la regolarità del titolo, che supera il primo test. La cassiera, per scrupolo, contatta la banca di emissione di Avellino e viene rassicurata dal direttore sulla copertura dell’assegno. Il ferrarese, tranquillo per via dei controlli e della telefonata benefondi, pone l’assegno all’incasso e due giorni dopo si accorge che non è stata accreditata la somma.
Peccato che l’assegno fosse stato brillantemente falsificato con una ottima filigrana e che la chiamata fosse stata deviata, ancora da appurare se attraverso un accesso fraudolento al sistema informatico della banca o materialmente con uno spinotto attaccato da un complice nella centralina.
La svolta viene dal cellulare dell’acquirente-truffatore, Sperindeo appunto, che nonostante l’uso di un telefonino usa e getta intestato a un prestanome straniero, viene agganciato anche a Genova dove è stato denunciato un raggiro dello stesso tipo. Le indagini coordinate dalla polizia di Stato di Ferrara e Genova, attraverso l’incrocio di dati sugli spostamenti treno-aereo, hanno permesso di rintracciare il responsabile, identificato dalla vittima ferrarese e dalla gioielleria genovese truffata poco dopo.
Il processo si concluse con la sentenza di condanna emessa dal giudice Alessandra Martinelli del tribunale di Ferrara, a cui si oppose facendo appello la difesa dell’imputato, con la Corte che nella giornata di mercoledì 21 giugno ha confermato quanto deciso dal tribunale di Ferrara. Inevitabile la soddisfazione da parte dell’avvocato della vittima, il ferrarese Gianni Ricciuti: “Si chiude una vicenda paradossale – ha affermato – che fortunatamente, nonostante il tempo trascorso, ci ha permesso di recuperare tutti i soldi“.
Una vittoria, quest’ultima, ottenuta grazie al processo civile intentato contro Banca Intesa San Paolo e con cui l’istituto di credito è stato condannato a pagare alla vittima della truffa 17.200 euro (oltre interessi), ovvero l’importo dell’assegno versato – e poi stornato – che costituiva il pagamento per la vendita del Rolex, dal momento che ha dovuto rispondere per non aver eseguito i controlli con la dovuta diligenza richiesta a un operatore del settore: né un adeguato controllo visivo e tattile, né un adeguato controllo ulteriore, basato invece sulla chiamata a un numero di telefono, peraltro fornito dallo stesso truffatore che, insieme a complici, aveva deviato le chiamate a un operatore compartecipe della truffa.
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