Cronaca
24 Maggio 2023
Nell'udienza davanti al gup Carlo Negri del tribunale di Ferrara, il sostituto procuratore Savino ha poi prodotto ulteriori atti, su cui le parti in causa saranno chiamate a interloquire il 18 luglio, quando si dovrà decidere se andrà bene o meno il nuovo capo di imputazione

Fiera. Da concussione a induzione indebita, riscritta l’imputazione per Zanardi e Parisini

di Davide Soattin | 3 min

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Non più concussione, ma induzione indebita a dare o promettere utilità. È la nuova imputazione che il pm Ciro Alberto Savino ha formulato nei confronti di Nicola Zanardi, ex presidente di Ferrare Fiere e poi consigliere delegato, assistito dall’avvocato Marco Linguerri, e per il suo successore Filippo Parisini, dimessosi a seguito dell’indagine, assistito dall’avvocato Claudio Maruzzi.

Secondo la Procura di Ferrara, i dueaccusati inizialmente di concussione – avrebbero preteso da Pietro Scavuzzo, ex pentito di mafia, al tempo deus ex machina degli allestimenti in Fiera, il pagamento di mazzette e favori personali (un costoso orologio, un anello con brillante, allestimenti per feste private, imbiancatura di locali privati) per garantirgli l’esclusiva per gli allestimenti in Fiera: l’imprenditore, ex pentito, doveva dare loro il 20% degli incassi.

Scavuzzo quindi, difeso dagli avvocati Elisabetta Marchetti e Lorenzo Buldrini, nel nuovo scenario delineato dall’accusa, non sarebbe più vittima ma solo approfittatore del sistema. Da qui, il cambio di capo di imputazione, con l’induzione indebita che chiama così in causa sia Zanardi che Parisini, oltre che lo stesso ex pentito, per cui ora è stato aperto un fascicolo d’indagine a parte.

Nell’udienza di oggi (23 maggio), davanti al gup Carlo Negri del tribunale di Ferrara, il sostituto procuratore Savino ha poi prodotto ulteriori atti, su cui le parti in causa saranno chiamate a interloquire il 18 luglio, quando si dovrà decidere se andrà bene o meno il nuovo capo di imputazione. In quella circostanza saranno poi scelti anche eventuali riti alternativi, con la discussione finale che si dovrebbe tenere alla volta di novembre.

Nel mentre però, alla luce della nuova imputazione, potrebbero essere vicini i termini per la prescrizione sia per Nicola Zanardi che per Pietro Scavuzzo.

In questo primo filone, lo ricordiamo, restano imputati anche Angelo Rollo, amministratore della società che stampava i biglietti per la Fiera (avvocato Simone Bianchi) e la direttrice Giorgina Arlotti (avvocato Marco Linguerri). Quest’ultima, insieme allo stesso Zanardi, è accusata di peculato perché avrebbe intascato altri soldi in nero tramite una doppia contabilità dei bar negli eventi “Auto e Moto” e “Militaria” del 2016. Parisini e Scavuzzo con lo stesso gioco avrebbero fatto altrettanto negli eventi tra 2016 e 2017, e avrebbero fatto anche la cresta sui parcheggi tramite l’emissione di doppi biglietti, fuori dalla contabilità ufficiale.

Zanardi e Arlotti sono accusati anche per aver creato un doppio canale di vendita, uno dei quali realizzato con vecchi carnet, fuori contabilità, per intascare circa 12mila euro nel 2012 in occasione del Misen. La tecnica si sarebbe sofisticata in occasione delle fiere del 2015 e del 2016 (in tutto quattro giornate di Misen e due di Carp Show): Zanardi e Arlotti, con il supporto di Angelo Rollo e della sua società, avrebbero proceduto a una doppia emissione di ticket ‘nuovi’ ma ritenuti contraffatti, in modo da eludere la rendicontazione Siae, nonché la contabilità della Fiera (qui è contestato anche il reato di contraffazione di pubblici sigilli).

Zanardi e Arlotti sarebbero poi gli artefici di un raggiro ai danni di un’assicurazione per aver pompato i danni subiti dall’Ente Fiera in occasione di un colpo con esplosione al bancomat della CariCento, avvenuto il 12 gennaio 2015 così da ottenere un indennizzo assicurativo oltre quattro volte il danno reale.

Un sistema, quello scoperto da procura, carabinieri e guardia di finanza, scoperchiato da Scavuzzo dopo che non sarebbe stato più in grado di versare la tangente richiesta: secondo la sua versione sarebbe stato escluso dai nuovi allestimenti e l’Ente Fiera avrebbe anche rallentato i pagamenti arretrati facendogli accumulare un credito enorme quanto i problemi di liquidità che si andavano accrescendo. Il rapporto sembra essere stato transato a quota 50mila euro, poi Scavuzzo risulta aver lasciato la società, vendendola, a detta sua, per pochi euro.

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