Cronaca
11 Maggio 2023
Dopo la requisitoria del pm Ceroni tocca alle arringhe difensive. L'avvocato Curri: "Processo giocato ad armi impari tra accusa e difesa. Dj Boogie? Per me è solo un povero diavolo"

Mafia nigeriana, parla la difesa: “Suggestioni per far credere che comandavano quattro poveri disgraziati”

di Davide Soattin | 3 min

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Contesta a tutto campo il quadro accusatorio emerso dalla requisitoria del pm Roberto Ceroni, l’avvocato Bernardino Curri, legale difensore di alcuni dei diciassette imputati, finiti alla sbarra nel processo alla presunta mafia nigeriana che, apertosi il 22 settembre 2021, si sta avviando alla conclusione.

E lo fa con un’arringa difensiva di quasi tre ore, in cui esprime tutti i suoi dubbi e le sue perplessità relativamente alle modalità con cui è stata condotta l’attività investigativa, sottolineando  come, nelle aule del tribunale, sia “entrato di tutto nel tentativo insperato di far quadrare alcuni aspetti in modo suggestivo“, utili “a far credere che a Ferrara comandavano quattro poveri disgraziati“.

“Quattro poveri disgraziati” che, secondo lo stesso Curri, non sarebbero nemmeno in grado di reggere “l’assurdo paragone con la mafia nostrana” avanzato nella scorsa udienza dall’accusa, col sostituto procuratore della Dda di Bologna che, riferendosi all’aggressione con il machete di via Olimpia Morata, aveva parlato di “un fatto che se fosse stato intercalato nella realtà siciliana o in quella calabrese non avremmo avuto difficoltà ad associarlo a un’azione di stampo mafioso“.

Nello specifico, a proposito di quel violento raid in zona Gad, che secondo il pm “trasuda mafiosità sotto tutti i punti di vista“, essendo avvenuto “in orario diurno, davanti alla stazione, in una zona che è ad alta densità abitativa di cittadini nigeriani”, l’avvocato sottolinea come, in realtà, il fatto si sia consumato in “una parte di città più appartata possibile“, dal momento che via Olimpia Morata “è una strada a fondo chiuso“. Ma non solo, aggiunge anche che, quello ai danni di Stephen Oboh, sarebbe stata “l’ennesima aggressione” tra persone di nazionalità nigeriana, con la sola e unica differenza che in quella circostanza fu però “pianificata e organizzata“.

Curri si sofferma successivamente su un altro episodio finito nelle oltre 1.600 pagine di requisitoria illustrate da Ceroni, vale a dire la rivolta dei cassonetti del 16 febbraio 2019 lungo viale della Costituzione, quando un gruppo di nigeriani, convinto che un loro connazionale fosse morto, investito da un’automobile dei carabinieri (in realtà venne investito da un privato mentre fuggiva da un controllo e rimase ferito), protestò in maniera vistosa e violenta in zona stazione contro le forze dell’ordine – polizia, carabinieri e anche esercito -, generando tensione e scandalo.

“È ovvio che un episodio del genere possa arrivare a scatenare una protesta, che non significa occupare la città, ma rovesciare due cassonetti come potrebbero fare gli ultras. Peraltro a febbraio, quando in strada non c’era nessuno” spiega l’avvocato, rispondendo alle precedente lettura del fatto confezionata dalla Procura, che invece aveva parlato di “volontà di mettere a soqquadro la città e i quartieri e di averlo “fattodavanti a tutti“.

C’è spazio anche per alcune riflessioni sulla figura di Dj Boogie, presunta personalità di spicco e di riferimento per il cult Vikings/Arobaga tra le province di Ferrara, Padova, Treviso e Venezia, ma che – stando a quanto lo stesso avvocato racconta – “non aveva neanche un soldo in tasca, viveva con un borsone e si atteggiava come un grande tra i piccoli. Si credeva un boss come nei film – aggiunge – e credeva pure di comandare gli altri spinto da un personale desiderio di supremazia, senza però alcun vincolo. Per me è solo un povero diavolo“.

La sensazione prevalente quindi, secondo la difesa, è che quello che si sta celebrando in questi mesi in tribunale a Ferrara, sia un “processo giocato ad armi impari tra accusa e difesa“. “Non riesco a immaginare – conclude – che in tutta questa mole di lavoro investigativo non ci sia un elemento che faccia pensare diversamente al pubblico ministero“.

Si tornerà in aula oggi, giovedì 11 maggio, quando davanti collegio del tribunale – presidente la giudice Sandra Lepore con a latere i giudici Alessandra Martinelli e Andrea Migliorelli – continueranno a parlare gli avvocati difensori degli imputati. In particolare, questa mattina, è attesa l’arringa difensiva dell’avvocato Laura Ferraboschi, legale difensore di Emmanuel Okenwa, in arte Dj Boogie.

 

 

 

 

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