Argenta. Poco più di un mese e mezzo di tempo per provvedere al risarcimento danni. È quanto ha concesso il giudice Carlotta Franceschetti ai quattro bracconieri ittici di nazionalità rumena che, durante la nottata dello scorso 23 febbraio, mentre si trovavano all’interno dell’area protetta di Valle Santa, ad Argenta, erano stati arrestati per il reato di tentato furto aggravato in concorso.
Si tratta di Alexandra Marinel Coman (35 anni), Costantin-Catalin Cretu (21 anni), Tulian Stan (30 anni) e Mihai Gabriel Dumitru (30 anni), tutti residenti a Fusignano, nel Ravennate, messi in manette dai carabinieri forestali, dopo essere stati sorpresi a raccogliere i pesci che avevano precedentemente ucciso o stordito con l’utilizzo di un apparecchio costruito artigianalmente collegando alcuni cavi elettrici a una batteria.
I bracconieri si erano introdotti nell’area distruggendo e rendendo inservibile parte della recinzione, per poi salire a bordo di un gommone e iniziare a fare una ‘mattanza’ da 500 chili tra carpe, siluri, carassi e anguille, alcuni conservati in un furgone che avevano parcheggiato a riva.
Dopo gli arresti, i militari dell’Arma avevano immediatamente ributtato in acqua i pesci che erano ancora vivi, circa 300 chili, mentre gli altri 200 chili, già morti e non più idonei al consumo alimentare, sono stati sequestrati e destinati alla distruzione.
Durante l’udienza di ieri, martedì 2 maggio, per i quattro che, per tramite del loro legale difensore, l’avvocato Enrico Ferri, avevano fatto richiesta di rito abbreviato, il tribunale ha dato ulteriore tempo per risarcire i soggetti danneggiati dalla loro azione, rinviando al 20 giugno.
A quella data, se il giudice riterrà che la somma versata (si parla di una cifra intorno ai 2.000 euro, ndr) sarà tale da riparare il danno cagionato, potrebbe proscioglierli per estinzione del reato, applicando così l’articolo 162 ter del codice penale.
Nel processo, lo ricordiamo, si sono costituite parte civile sia Fipsas, la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, che il Consorzio della Bonifica Renana, assistiti pro-bono dallo studio legale Storari-Cintio di Ferrara che, per quanto accaduto, sosterrà i due enti anche nella richiesta di applicare ai bracconieri, tramite una nuova denuncia, l’articolo 733 bis del codice penale. Vale a dire quello per cui chi distrugge un habitat all’interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l’arresto fino a 18 mesi e con l’ammenda non inferiore a 3.000 euro.
Dell’intenzione ne aveva dato conto tempo fa Marco Falciano, presidente dell’Upe, i cui volontari – affiliati a Fipsas – hanno dato per primi l’allarme della presenza dei quattro pescatori di frodo nell’oasi protetta dell’Argentano: “Hanno beccato quattro anguille pescando con l’elettricità. Cercheremo di sostenere che l’anguilla è una specie protetta, che l’area è sottoposta al vincolo di tutela e che catturare fauna ittica protetta con mezzi che sono altamente invasivi come l’elettricità crea un danno all’habitat e alla conservazione della specie e per questo chiederemo che venga applicato il 773 bis”.
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