Cronaca
31 Marzo 2023
”Denis non è mai scomparso nella nostra vita, è stato buttato fango su di lui e poi su di noi”

Omicidio Bergamini. Le lacrime della sorella Donata in Corte d’Assise

di Redazione | 5 min

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È proseguita in Corte d’Assise a Cosenza l’escussione di Donata Bergamini, sorella di Denis, il calciatore di Boccaleone di Argenta morto il 18 novembre 1989 in circostanze ancora tutte da chiarire.

Donata ha risposto prima alle domande del pm Luca Primicerio che ha chiesto alla teste cosa sapesse delle relazioni sentimentali del fratello

“Ho conosciuto Roberta Alleati il 17 dicembre 1989 in occasione del suo interrogatorio a Castrovillari – riporta la teste -; sapevo che quando mio fratello a giugno ‘89 era andato in vacanza a Milano Marittima c’era anche una ragazza con lui, ma non sapevo chi fosse. L’ho capito solo quando l’ho conosciuta”.

Roberta Alleati inviò una lettera a casa della famiglia Bergamini in cui si presentava e “ci raccontava della sua relazione con mio fratello; ci mettemmo d’accordo per incontrarci a casa nostra prima di partire per la sua convocazione a Castrovillari. Durante il viaggio parlammo del contenuto della lettera e dei timori espressi da Denis negli ultimi giorni di vita”.

Il pm le chiede poi di tornare alla sera della morte di Denis: “La sera del 18 novembre fummo avvisati dai carabinieri che telefonarono da mia mamma, ma mio marito lo apprese dai genitori di Rudy Brunelli (secondo portiere del Cosenza). Dissero a mio marito che aveva avuto un incidente”.

A Roseto le restituirono gli effetti personali “anche se con verbale di restituzione non completo, ma i carabinieri mi dissero che non c’era alcun passaporto per andare all’estero”. L’orologio era funzionante, non aveva bisogno di riparazione così come la catenina. Le scarpe “quando ci furono restituite non erano state lavate a Cosenza, ma furono messe in una scatola e consegnateci. Erano pulitissime anche nelle suole”.

Ricordando questo particolare Donata si commuove ma prosegue nel racconto: “Domenica 19 novembre al motel Agip la Internò mi disse che Denis voleva fare l’autostop, me lo descrisse come un pazzo e che fece un saltello e disse «ti lascio il mio cuore ma non il mio corpo», prima di tuffarsi come fosse in piscina”.

Le parole di Donata sono accompagnate dalle lacrime che le solcano il viso. “Non ho mai creduto alla Internò, per cercare di sapere la verità addirittura una volta la chiamai facendo finta di assecondare la sua teoria per cercare di carpire qualche altra cosa che mi nascondeva”.

Ma lei “sempre col solito disco, se facevo domande precise lei sempre col solito disco a memoria e dalla rabbia le sbattei il telefono in faccia”.

Durante il processo a Trebisacce “ci proposero 1 miliardo di lire per chiudere la questione come omicidio colposo; una proposta della società che ci voleva venire incontro in quanto il danno maggiore lo avevamo subito noi, ma mio padre rispose che avrebbe preferito zappare la terra piuttosto che parlare di un incidente”.

La teste ricorda che “direttamente a mio padre fu fatta un’altra proposta del genere dopo una udienza, eravamo in un ristorante ma non ricordo esattamente chi fosse il proponente”. Sul punto ci sono le testimonianze di Domizio Bergamini raccolte a suo tempo dagli inquirenti. “Durante questo processo – prosegue Donata – l’avvocato Manfredi del Cosenza calcio piano piano stava facendo crollare la Internò ma fu interrotto. Io non ero presente a quella udienza ma ci sono i verbali del processo”.

Il pm le chiede quindi dei suoi contatti con Maurizio Lucchetti e sua moglie Tiziana Rota. “Ho conosciuto Maurizio Lucchetti in quanto compagno di squadra di Denis, e quindi conobbi sua moglie Tiziana Rota. Ricordo che dopo la morte di Denis, tra il ‘90 e il ‘91. Qualche compagno mi disse che la Internò andò a casa loro a Salerno e mi consigliò di sentirmi con Tiziana. La chiamai e mi disse che le confermò il solito disco sulla dinamica, ma io avevo la sensazione che non mi avesse detto tutto. Probabilmente aveva paura. Dopo questa telefonata risentii la Rota quando fu riaperto il caso intorno al 2010. Mi disse dell’incontro a Rende in pasticceria e dei due cugini e rimasi sconvolta”.

Qui Donata si ferma ancora, la commozione è tanta nel ricordare quei momenti: “Mi disse di aver visto Isabella in pasticceria e che lei le disse «piuttosto che saperlo di un altro preferisco che muoia». Disse anche che i due cugini non dovevano sapere che si erano lasciati perché lo avrebbero ammazzato. La Rota si mise a piangere e mi chiese scusa per non avermelo detto prima, ma aveva paura perché aveva una bambina piccola”.

Quindi viene fatta ascoltare in aula una conversazione telefonica tra Donata e Tiziana Rota risalente al 2018 in cui Rota le dice di aver subito riconosciuto nelle foto del funerale uno dei cugini, “in particolare quello alto coi capelli ricci e scuri, prima ancora che gli inquirenti le chiedessero chi fosse”.

Nella telefonata Rota ripercorre “le attenzioni morbose della Internò che annusava i vestiti, si nascondeva sotto casa, telefonava insistentemente, i discorsi sul padre e sull’onore, e l’ultima volta che la vide in pasticceria prima della morte disse a Lucchetti «meno male che l’ha mollata perché è pazza»”.

Dopo la morte disse al marito: “lei non l’ha ammazzato materialmente ma è la mandante”.

Si passa quindi all’esame dell’avvocato di parte civile Fabio Anselmo che le chiede delle sue condizioni di salute. «Al momento seguo una terapia di supporto psicologico. La diagnosi fu di depressione. Ero dimagrita di circa 10chili e rifiutavo contatti col mondo esterno. Il rapporto coi miei nipoti cambiò, mi accorgevo che non ero in grado di cucinare per loro in orario”.

Il tutto venne ricollegato alla tragedia familiare. ”Denis non è mai scomparso nella nostra vita, è stato buttato fango su di lui e poi su di noi. C’erano persone che quando eravamo a Cosenza ci evitavano per la paura. Addirittura ci pagavano il caffè al bar ma non volevano farsi vedere, ci facevano recapitare informazioni sulle avventure della Internò coi calciatori.
Nei bar ci dicevano tutti, una volta che ci avevano riconosciuti e comunque in maniera sfuggente, credo per paura, che tutta Cosenza sapeva come era morto Denis. Tutti ci dicevano che era un bravo ragazzo”.

L’escussione di Donata Bergamini proseguirà martedì 4 aprile con il controesame degli avvocati della difesa.

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