Comacchio
21 Marzo 2023
È stata fissata l'udienza preliminare del processo in cui oggi sono imputati tre responsabili dell'organizzazione del servizio di salvamento, due bagnini e due operatori della Capitaneria di Porto

Morì durante il bagno a lido Estensi, sette finiscono davanti al giudice

di Davide Soattin | 3 min

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Comacchio. È stata fissata per il 2 maggio l’udienza preliminare del processo per fare luce sulle responsabilità legate alla morte di Mirko Balzanelli, il 36enne veronese annegato nel pomeriggio del 20 agosto 2020, a lido degli Estensi.

La tragica vicenda si era consumata nel tratto di mare davanti agli stabilimenti balneari Bagno Oro e Bagno Italia, dove la vittima si era immersa per fare un bagno prima di sprofondare in un canale di buca che, secondo gli inquirenti, non era stato adeguatamente segnalato ai natanti da chi di dovere.

Ma non solo. Secondo la Procura della Repubblica di Ferrara, negligenze ci sarebbero state anche a livello di soccorsi, aspetto su cui si sono concentrate le consulenze medico legali – eseguite dal dottor Paolo Frisoni della medicina legale di Ferrara – e quelle tecniche, effettuate dall’ex ammiraglio Vittorio Alessandro.

Per questo motivo sono sette le persone rinviate a giudizio, che ora davanti al giudice dovranno rispondere del reato di omicidio colposo in cooperazione, causato da alcuni comportamenti segnati da negligenza, imprudenza e imperizia.

Tre di loro sono i responsabili dell’organizzazione del servizio di salvamento, a cui la Procura ora contesta la violazione delle disposizioni riportate dal Piano Collettivo di Salvamento della stagione balneare 2020, delle disposizioni impartite dall’ordinanza balneare regionale n.1/2019 che disponeva l’obbligo di segnalare all’autorità marittima gli “interventi di soccorso e salvamento/effettuati” durante l’anno 2020 e dell’ordinanza 16/2018 dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto di Porto Garibaldi, che imponeva ai concessionari delle spiagge di comunicare gli incidenti verificatisi.

In più, i tre avrebbero omesso di sovrintendere alle operazioni di salvamento di Balzanelli, dal momento che non sarebbero stati né presenti sul luogo dell’annegamento, né reperibili come invece avrebbero dovuto, ma anche di adottare tutti gli accorgimenti necessari – dal posizionamento di boe a una specifica cartellonistica di pericolo – per segnalare ai bagnanti la presenza del canale buca in cui era finita la vittima. Una mancanza a cui avrebbero posto rimedio solamente due giorni più tardi la morte del giovane.

Insieme a loro, oltre ai due bagnini intervenuti subito dopo l’accaduto, che non si sarebbero immersi in acqua col salvagente, dovranno fornire la propria versione dei fatti anche i due operatori della Capitaneria di Porto che non avrebbero spento il motore dei mezzi utilizzati per le ricerche, finendo per colpire con le eliche lo stesso Balzanelli, causandogli una serie di lesioni da taglio sul dorso e sulla spalla destra quando ancora era in vita.

Nel corso del procedimento, in cui si sono costituiti parte civile il padre, la madre, i quattro fratelli e la sorella della vittima, la Procura ha invece chiesto l’archiviazione per le posizioni dei quattro vigili del fuoco intervenuti, non essendo emersi elementi di prova sufficienti a contestare la cooperazione nella morte del 36enne, dal momento che dei due mezzi utilizzati nelle operazioni, il primo – una moto d’acqua – non aveva eliche esterne, mentre il secondo – un battello – avrebbe oltrepassato la soglia di sicurezza dei 300 metri dalla costa con una tempistica che, secondo gli inquirenti, non era tale da aver potuto colpire Balzanelli.

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