Politica
19 Marzo 2023
Pochi giorni prima di essere scoperta scrisse a Lodi: “Non era una cosa che doveva rimanere tra di noi?”

Caso Arquà e lettere minatorie. Cancellate le chat tra consigliera e Naomo

di Redazione | 5 min

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Ogni volta che Rossella Arquà metteva una lettera minatoria nella buchetta della sede della Lega sapeva che c’erano telecamere che la riprendevano. Una volta ne vide una in un’auto diversa e venne rassicurata da Nicola Lodi che le mentì inventando una scusa.

Poi, quando le fanno visita i carabinieri nella sua abitazione di Ro, scrive al suo mentore, il vicesindaco, chiedendo: “Non era una cosa che doveva rimanere tra di noi?”.

Emergono altri elementi sconcertanti nella vicenda delle lettere minatorie contro sè stessa e contro il vicesindaco Nicola Naomo Lodi.

Al momento la procura ha già archiviato quelle spedite via posta ordinaria all’indirizzo del Comune. Quelle, per intendersi, contenenti i proiettili. Non era stata lei, nonostante Lodi sostenesse il contrario.

La procura ha chiuso le indagini lo scorso novembre per quanto riguarda il fascicolo aperto per i reati di minacce e simulazione di reato. L’avvocato Fabio Anselmo, che difende la consigliera della Lega, ha depositato delle memorie che contengono elementi che gettano ulteriori ombre su quanto realmente avvenuto.

Il primo dato che balza agli occhi, e che gli inquirenti non sono riusciti a spiegare nemmeno su richiesta esplicita della pm Isabella Cavallari, riguarda un messaggio inviato da Arquà a Lodi il 4 giugno del 2021, pochi giorni prima di essere scoperta.

I carabinieri della stazione di Ro le hanno appena fatto visita. Le hanno fatto domande sulle minacce ricevute. Lei chiede a Lodi: “Non era una cosa che doveva rimanere tra di noi?”. “Ma che ne so” è la risposta che ottiene.

I carabinieri si erano recati al suo indirizzo perché l’allora questore di Ferrara le aveva assegnato a sua insaputa una vigilanza generica radiocollegata, alla luce delle missive minatorie contro di lei (e che, si saprà successivamente, lei stessa aveva inviato).

Altro dato preoccupante: le chat contenute nel cellulare di Arquà sequestrato dalla Digos risultano svuotate. E, scherzo del destino, proprio quelle che sarebbero state utili alle indagini. Arquà ha negato di essere stata lei a farlo, “non essendo nemmeno capace di farlo – sottolinea l’avvocato Anselmo -, viste le scarsissime competenze tecnologiche”.

La difesa sostiene inoltre che dall’analisi della copia forense del telefono si riscontrano “ulteriori anomalie tecniche”: qualcuno lo ha maneggiato nei giorni 21 e 22 giugno 2021, quando non era più nella disponibilità dell’Arquà. Le operazioni di cancellazione sono avvenute invece dal 15 al 18 giugno 2021.

Ancora: nelle conversazioni con Lodi delle settimane precedenti alla perquisizione della Digos, Lodi non si mostra minimamente preoccupato e, anzi, spinge lui Arquà ad andare in sede per vedere se ci sono altre lettere.

E quando Arquà esegue gli ordini si accorge che ci sono delle auto parcheggiate di fronte alla sede con all’interno delle telecamere. “Sorge dunque l’ovvio ed enorme interrogativo – si interroga Anselmo -: com’è possibile che l’Arquà, nonostante la consapevolezza di telecamere, peraltro appena scoperta, abbia potuto continuare nella sua attività apparentemente minatoria, posizionando una cartuccia di un bossolo inerte nella buchetta della posta della sede del partito?”.

La risposta a questo interrogativo, secondo quanto riferisce lei stessa, “è data dalla logica rassicurazione sul fatto che quelle telecamere fossero state messe proprio dal signor Lodi e che evidentemente non sarebbe poi stata denunciata”. La consigliera infatti ha già riferito di essere stata “sicura che non avrebbe avuto guai perché rassicurata dal fatto che non sarebbe mai stata scaricata e denunciata da Lodi”. Anzi, sarebbe stato proprio il vicesindaco, secondo quanto riferito dall’indagata, a rassicurarla dicendole “di non preoccuparsi perché la telecamera l’aveva messa lui e non la Digos”.

E in effetti, quando la consigliera comunica a Lodi i primi rinvenimenti di lettere (il 14 e 16 aprile 2021), il vicesindaco non si preoccupa minimamente e ci scherza su. “Dai messaggi conditi da numerose risate – annota la difesa -, pare proprio che tra l’Arquà e Lodi vi sia una forte intesa, e che lo stesso non stia vivendo alcun timore per le minacce appena ricevute”.

Vengono poi le auto con telecamere. Arquà ne è consapevole, ma un giorno ne nota una nuova. Una Toyota bianca che non aveva mai visto prima. Lodi dice di non saperne nulla, “ma nel giro di dieci minuti – puntualizza la memoria -, dopo essersi asseritamente informato, comunicava all’Arquà che si trattava di un’auto della Guardia di Finanza che stava monitorando un’abitazione vicina in un’indagine per spaccio”.

E invece, si scoprirà attraverso le indagini integrative chieste dalla difesa, che era un’auto intestata al Comune di Ferrara, in uso alla Polizia municipale, corpo del quale il vicesindaco è assessore di riferimento.

Ma c’è una seconda auto misteriosa. Anche questa compare dal nulla e anche questa ha una telecamera. Le indagini dimostreranno che era l’auto di Fabio Felisatti, consigliere della Lega e nuovo braccio destro di Lodi. Anche qui un interrogativo sorge spontaneo: perché Arquà si preoccupa quando le viene fatto credere che le telecamere sono state messe dalla Guardia di Finanza e non da Lodi?.

Infine, ultimo ma non meno importante in questo incrocio di misteri, c’è il fatto che Lodi proverà a convincerla a trovare un accordo, tramite il proprio avvocato, che presupponesse l’assunzione di responsabilità da parte di Arquà di tutti gli addebiti inizialmente contestati. Anche, quindi, delle lettere che qualcun altro ha spedito – con tanto di proiettili – in municipio.

Tutti elementi che spingono Anselmo a chiedere l’archiviazione per tutti i capi di imputazione relativi ai reati di minaccia o, in subordine, procedere all’effettuazione di ulteriori indagini. In particolare, la difesa chiede l’acquisizione della copia forense del telefono cellulare in uso all’epoca dei fatti a Lodi, o quantomeno della chat Whatsapp intercorsa con Arquà, con recupero di messaggi e file cancellati; e chiede l’acquisizione di tutti i filmati effettuati su commissione di Lodi.

Ulteriore richiesta è quella di sentire come persone informate dei fatti altri personaggi che hanno gravitato attorno alle vicenda e, eventualmente, acquisire dai rispettivi cellulari le chat intercorse con Arquà nel periodo di riferimento delle indagini.

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