Vigarano
23 Febbraio 2023
Anche l’imprenditore Parid Cara conferma che gli appunti scoperti dalla Finanza si riferivano alla riunione di un comitato

Processo per corruzione a Paron. “Mai dato soldi all’ex sindaca”

di Redazione | 4 min

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Anche Parid Cara, sentito ieri dal giudice collegiale, ha confermato che il famoso “Dolce x Paron” non nasconde una mazzetta data all’allora sindaca di Vigarano Mainarda per risparmiare su lavori, ma si riferiva a una riunione di un comitato.

“Quegli appunti sul quaderno – spiega l’imprenditore, che è già uscito dql processo patteggiando la pena -: sono stati presi da una dei miei dipendenti, Laura Casari, che si dimise nel 2016. Era il mio braccio destro e le aveva chiesto di seguire la riunione del comitato Vigarano Pulito per sapere se c’erano migliorie da apportare al progetto ed essere a conoscenza delle idee dei cittadini sulla centrale biogas”. 

La centrale è quella a biogas che sorge in via Frattina, per la quale era stata stipulata tra l’azienda di Cara, la società Ca’ Bianchina, e il Comune di Vigarano una convenzione per apportare migliorie alla strada utilizzata dai camion per il trasporto merci.

Lavori e costi che dovevano essere tutti a carico dell’azienda, per un esborso di oltre 250mila euro. Un patto di compensazione ambientale stipulato nel 2010 e che prevedeva investimenti del privato per 25.000 euro all’anno. Non solo. “Ho avuto altri impegni economici per gli oneri di urbanizzazione ricorda l’imprenditore -. Mi è stato chiesto prima dell’inizio dei lavori di stipulare una fideiussione che doveva coprire eventuali danni che i nostri mezzi potevano creare su via Frattina. Per la compensazione ambientale sono state pagate 3 rate fino al 2013, ma poi ho smesso di pagare perché ci siamo appoggiati a uno studio legale per avere un parere sulla convenzione e ci è stato detto che non era legittima”.

Quella convenzione, e il suo mancato adempimento, sarebbero tra i fondamenti dell’accusa sostenuta dal pm Alberto Savino: in cambio di una mazzetta tra i 5 e i 10mila euro Paron avrebbe evitato all’azienda di eseguire i dovuti lavori di riparazione e manutenzione di via Frattina.

Per quei fatti, oltre all’ex sindaca e presidente della Provincia, accusata di corruzione, è a processo per favoreggiamento Lorenza Benati (difesa dagli avvocati Simone Bianchi ed Enrico Ferri), moglie di Cara.

E lui, il marito, giura davanti ai giudici che “non ho mai dato del denaro alla signora Paron”. E quanto a Daniele Cesari, l’ex compagno di Paron che fece scoppiare il caso con un esposto alle fiamme gialle e che sostiene di aver visto l’allora compagna prendere una busta con tanti soldi al suo interno, “l’ho visto una volta in casa della Paron a Vigarano Mainarda, nel maggio 2016”.

Anche Cesari, di recente condannato in primo grado per stalking proprio nei confronti di Paron è stato sentito in aula. E lui ha confermato l’incontro tra l’ex sindaca e l’imprenditore nel maggio del 2016. “Ho sentito suonare il campanello, Paron è andata ad aprire e c’era Cara. Prese una busta arancione e disse ‘prendi’ a Paron. Lei disse ‘grazie’. Poi hanno parlato di elezioni. Quando ebbero finito le chiacchiere lui ha salutato ed è andato via”.

A quel punto, secondo il racconto di Cesari, “Paron ha aperto la busta, salendo al primo piano ha estratto parzialmente il danaro dalla busta. Saranno stati più o meno 5.000 euro a occhio”.

Anche il tribunale chiede al teste se non si fosse interrogato sulla provenienza e sull’utilità di quel denaro. “In quel momento non le ho chiesto da dove venisse, aspettavo che fosse lei a dirmelo. Alcuni giorni dopo, dato che le spiegazioni non arrivavano, le chiesi come mai avesse ricevuto quel danaro e lei mi disse che era un contributo elettorale in quanto, con il suo aiuto, a quel suo amico imprenditore aveva fatto risparmiare circa 250-300 mila euro”.

“Erano i momenti in cui in quei territori – precisa il teste – arrivavano tantissimi soldi per la ricostruzione post sisma e quindi ho creduto che l’aiuto fosse stato innanzi tutto di natura lecita e potesse essere stato dato in quella direzione in quanto la Paron si muoveva molto bene all’interno della macchina amministrativa provinciale e regionale e aveva già risolto tramite finanziamenti, anche a fondo perduto, tante altre problematiche edilizie del suo paese”.

A conferma della versione di Cesari ci sarebbe una chat tra lui e Paron, nella quale l’imputata confermerebbe la ‘causale’ della presunta mazzetta.

Lovison ha anche contestato al teste il fatto che all’epoca dell’esposto, nel giugno 2019, sentito dalla polizia giudiziaria, l’uomo non sapesse il motivo della presunta dazione di denaro all’ex. ”Sapevo benissimo il motivo della dazione di danaro – replica Cesari -, ovvero credevo davvero di saperlo perché me lo disse lei, tanto che il fatto che fosse un mero contributo elettorale l’ho inserito anche nel mio esposto del 2016 che richiedeva solo di verificare se tale denaro era arrivato a destinazione, cioè nelle casse del Pd come mi aveva dichiarato lei”.

Nel corso dell’udienza il pm ha anche modificato il capo di imputazione per quanto riguarda il favoreggiamento, recependo la nuova “versione” dell’appunto, e anche per quanto riguarda la corruzione, aggiungendo nella contestazione il rinvio dell’adempimento degli oneri derivanti dalla convenzione tra Comune e privato.

A fronte delle modifiche, gli avvocati hanno chiesto termini a difesa per valutare nuove richieste istruttorie o la possibilità di riti alternativi. La prossima udienza è fissata al 13 aprile.

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