
Striscioni contro la centrale (foto di Riccardo Giori)
“Le nostre società con il progetto ApisFe1 e Alvus non c’entrano niente e niente risulta essere più lontano dalla nostra filosofia aziendale quanto il progetto oggetto di dibattito“.
È la precisazione che arriva dalla famiglia Amonn che, in una lettera inviata al nostro giornale, rivendica con forza la paternità delle centrali biogas di Palmirano, Valgrande e Contrapò, smentendo così la ditta Alvus Srl di Bolzano che, nel rendering del progetto di quella che sarà la futura centrale biometano di Villanova, presentato ai residenti della frazione, aveva affermato di essere una società “nata dall’esperienza della realizzazione” dei tre impianti citati in precedenza.
Nello specifico – fanno notare dall’Amonn – la data di inizio attività dell’Alvus Srl è riconducibile al 12 febbraio 2019, mentre le entrate in esercizio delle centrali di Palmirano, Contrapò e Valgrande sono rispettivamente datate dicembre 2012 e marzo 2013, come risulta da una semplice consultazione delle visure camerali delle quattro società (le tre riconducibili alla Amonn e la stessa Alvus).
“Risulta quindi impossibile – spiegano – poter credere e affermare che Alvus Srl possa essere già stata attiva nel Ferrarese per la costruzione nel 2012-2013 dei sopracitati impianti di proprietà della famiglia Ammon. La verità è che gli impianti sono stati costruiti con capitali riconducibili alla famiglia Ammon, utilizzando varie ditte e vari artigiani in economia con cantieri gestiti direttamente dalle società biogas sopracitate per mezzo del loro entourage”.

La parte del rendering al centro dello scontro
L’Amonn aggiunge quindi: “Una volta per tutte, sia chiaro a tutte le figure pubbliche e a tutti i cittadini coinvolti nel dibattito, molto acceso e violento che si sta svolgendo sui giornali e negli uffici pubblici, che il nome della Palmirano Biogas, Contrapò Biogas e Valgrande Biogas non debba più essere citato e associato alla ditta Alvus e in particolare al progetto ApisFe1. Non è la prima volte che ciò accade: in varie sedi istituzionali e di informazione le nostre società sono state spesso associate a questo progetto senza alcuna apparente motivazione logica“.
“Le nostre società biogas – chiariscono ulteriormente – hanno impiegato importanti sforzi per integrarsi col territorio, per avere un buon rapporto con i cittadini, con gli enti pubblici; per ridurre il più possibile gli impatti spiacevoli e per creare un indotto importante, veritiero e facilmente verificabile per il territorio. Quindi riteniamo opportuno prendere le più nette e insindacabili distanze dalla continua bagarre mediatica e politica che sta avvenendo attorno al progetto ApisFe1 e non essere più coinvolti in dibattiti, per carità legittimi, ma che rischiano di infangare e rovinare la reputazione delle nostre società, gettandole in un tritacarne dibattimentale e in processi mediatici su giornali e social”.
Quanto al legame tra le centrali biogas di Palmirano, Contrapò e Valgrande e il progetto della futura centrale biometano di Villanova, la famiglia Amonn conclude: “Esse hanno solo una vaga somiglianza tecnologica che ad ogni modo non può essere sbandierata davanti a giornali, enti pubblici e cittadini, come falso biglietto da visita equivocando sul loro buon nome, sulla loro buona gestione e sul buon rapporto consolidato col territorio, frutto di un lavoro quotidiano, presenza sul territorio ed esperienza decennale”.
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