Cronaca
27 Gennaio 2023
La decisione è attesa entro 15 giorni. Ad avanzare l'opposizione all'archiviazione è stato l'avvocato Antonio De Rensis, che difende la famiglia del 29enne Lorenzo Lodi

Si suicidò in carcere. Il gip dovrà decidere sull’archiviazione per due poliziotti penitenziari

di Davide Soattin | 2 min

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C’è attesa per sapere quale decisione prenderà il gip Danilo Russo che, entro i prossimi 15 giorni, dovrà decidere se accogliere la richiesta di opposizione all’archiviazione per due operatori di polizia penitenziaria, avanzata ieri (giovedì 26 gennaio) dall’avvocato Antonio De Rensis, difensore della famiglia di Lorenzo Lodi, il 29enne suicidatosi nel carcere di via Arginone, poco più di un anno fa.

La vicenda risale al 31 agosto 2021, quando il ragazzo venne arrestato dai carabinieri che lo avevano trovato in possesso di 2 kg di marijuana, più di un etto e mezzo di hashish, una pistola rubata (una Tanfoglio calibro 9) e munizioni, oltre a 16mila euro in contanti.

I militari intervennero nella sua abitazione perché la fidanzata e due amici avevano segnalato le sue intenzioni suicidarie, espresse tramite messaggi inviati dal suo telefono cellulare, una circostanza che, a quanto risulta, venne segnalata dagli operatori dell’Arma anche nel successivo verbale d’arresto. Il 29enne tornò a casa, dove i militari e i vigili del fuoco lo cercavano, e fu lui stesso a consegnare la pistola che aveva in macchina. Durante la perquisizione venne poi trovato il resto.

Lodi venne condotto all’Arginone e, in attesa della convalida dell’arresto davanti al giudice, venne posto inizialmente sotto sorveglianza normale nella sezione Nuovi Giunti. Dopo un colloquio con il secondo medico che lo visitò, cambiarono le disposizioni perché aveva manifestato pensieri suicidari e la sorveglianza passo a ‘grande’ con un passaggio di controllo almeno ogni 20 minuti.

Nel pomeriggio del 1° settembre 2021 Lodi venne trovato privo di vita: si era impiccato usando il lenzuolo presente nella sua cella, un lenzuolo che non avrebbe dovuto essere lì secondo le linee guida da applicare in questi casi.

Lo scorso 10 settembre, la Procura di Ferrara – pm Fabrizio Valloni – ha chiuso le indagini, notificando l’avviso 415bis alla comandante della Polizia penitenziaria Annalisa Gadaleta, all’ispettrice Patrizia Fogli e al secondo medico che visitò il 29enne in cella, Giada Sibahi, ultima aggiunta rispetto agli originari indagati, finite sotto accusa per la morte del ragazzo, mentre era arrivata la richiesta di archiviazione nei confronti dei due agenti della polizia penitenziaria: il primo perché non presente in carcere, il secondo perché non si era ritenuto dimostrato il nesso causale tra la sua condotta e l’evento.

Ieri la richiesta dell’avvocato di parte civile Antonio De Rensis, che ha chiesto di riconsiderare la posizione dei due agenti, oggi difesi dall’avvocato Alberto Bova. Ora il giudice è chiamato a decidere entro 15 giorni.

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