
(foto di Riccardo Giori)
“Una sentenza che arriva dopo mesi di indagini e udienze, e che vedeva proprio in Saveri l’unico imputato per un fatto che ha rappresentato uno dei momenti più tragici per tutta la comunità bondesana”.
Parte da qui la riflessione di Simone Saletti, sindaco di Bondeno, costituitosi parte civile nel processo a carico di Doriano Saveri, condannato all’ergastolo per l’uccisione di Rossella Placati, avvenuto nella casa della donna di Borgo San Giovanni, nella notte fra il 21 e il 22 febbraio 2021.
“Il mio primo pensiero – sottolinea il primo cittadino, presente anche ieri in tribunale a Ferrara – va alla famiglia di Rossella, in special modo ai figli Vanni e Nicolò e alle sorelle Ines e Daniela, certamente le persone che negli ultimi due anni hanno sofferto di più. Personalmente e istituzionalmente, ho cercato in ogni modo di essere vicino ai familiari della vittima, pur nella consapevolezza che un dolore così grande non si potesse arginare“.
Saletti rimarca l’importanza della decisione presa dalla Corte d’Assise, arrivata nel primo pomeriggio di martedì 17 gennaio: “Con questa sentenza finalmente si fa luce su una vicenda che doveva al più presto essere chiarita, per il bene dei familiari di Rossella e della comunità matildea tutta, ferma restando la possibilità per Saveri di ricorrere al secondo grado di giudizio”.
La Corte d’Assise ha anche riconosciuto il Comune di Bondeno, costituitosi parte civile lo scorso marzo, come soggetto danneggiato dall’omicidio del febbraio 2021, condannando Saveri anche al risarcimento a titolo provvisionale di 5mila euro.
“Il tribunale di primo grado ha quindi valorizzato le iniziative poste in essere nel corso degli ultimi anni contro la violenza sulle donne – rimarca Saletti -, riconoscendo l’importanza sociale e comunitaria rivestita da fatti quali l’istituzione di un centro antiviolenza, l’installazione della panchina rossa in memoria di Rossella e contro ogni forma di violenza e sopruso, le giornate contro la violenza sulle donne organizzate all’interno del nostro istituto superiore per sensibilizzare la comunità partendo dalle generazioni più giovani, e così via”.
Il sindaco conclude: “Quello commesso a Bondeno è stato un fatto totalmente antitetico ai principi statutari dell’Ente di non violenza e di rispetto verso l’altro: era quindi un dovere portare all’interno della sede preposta la voce della cittadinanza, una voce che in ogni momento e in tutte le occasioni ha fatto sentire la propria vicinanza alla famiglia di Rossella affinché un episodio del genere non si ripeta mai più nella nostra storia“.

(foto di Riccardo Giori)
Insieme al Comune di Bondeno, anche Udi-Unione Donne in Italia e Centro Donna Giustizia si sono costituite parte civile, presenziando attivamente alle udienze in tribunale con alcuni flashmob.
L’ultimo ieri (17 gennaio) davanti all’ingresso di via Borgo Leoni dove, sfidando il freddo e la pioggia, alcune attiviste col volto segnato di rosso (simbolo della lotta alla violenza contro le donne) si sono ritrovate per appendere striscioni e bandiere con cui dire stop al femminicidio e ricordare che “Il 25 novembre non basta più”.
A loro nome ha infine parlato l’avvocato di parte civile Sara Bruno che ha auspicato “venga riconosciuto il movente femminicida” per la morte di Rossella, sottolineando infine di non aver “motivi di dubitare che la Corte non abbia recepito le istanze degli enti rispetto a questo tipo di movente”.
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