Lettere al Direttore
15 Ottobre 2022

Sulla mala gestione della foresta di Mesola

di Redazione | 4 min

Egregio Direttore,

mi permetta di complimentarmi con il consigliere regionale Fabio Bergamnini (Lega) per il suo recente intervento riguardante la foresta demaniale di Mesola che ha evidenziato le “criticità” di gestione della foresta.

Problematiche che avevo sollevato spesso un paio di decenni fa, quando ero capogruppo consiliare di opposizione a Mesola. Naturalmente le mie sollecitazioni rimasero inascoltate (o sopite) a causa del muro di gomma della politica locale.

Quando qualche esponente della sinistra locale mi avvicinava affinché facessi dimostrazioni contro una gestione poco attenta della foresta, lo vedevo poi eclissarsi e diventare viscidamente evasivo di fronte alle mie proposte di ferme proteste nei confronti della gestione dell’allora CFS.

Purtroppo la mala gestione dei poco più di 1000 ettari di foresta è sotto gli occhi di tutti e la causa originaria è il passaggio da una proprietà privata alla mano pubblica, avvenuto con atto in data 19 giugno 1954, portante la “vendita da Società Bonifica Terreni Ferraresi a Azienda di Stato per le Foreste demaniali”, registrato a Ferrara il 28.06.1954 al n. 3847 lib. 1 vol. 245 e trascritto a Ferrara il 5.07.1954 – cas. 3843 a rogito del Notaio Dott. Vincenzo Lucci.

La gestione privata della Soc. Bonifica, prevedeva una ordinata periodica ceduazione a rotazione su parcelle di adeguate dimensioni con la possibilità per le popolazioni di Bosco (allora si chiamava Santa Maria in Bosco) e di Goro di utilizzo di legna da ardere, come testimoniato dal Prof. Gino Marchetti nel saggio “Tre anni e mezzo di conduzione del Tenimento di Mesola” Stab. Arti Grafiche Conegliano 1923, nel quale, tra l’altro, l’autore scriveva “a noi spetta ora l’opera di ripulimento, perché essenze buone non siano sopraffatte dai rovi e dalle scope.” Quindi proseguiva: “Tali ripulimenti fatti con opere ad interessenza, che molte si trovano intelligenti ed amanti del bosco, provvede un utile non indifferente alla proprietà, oltre di fornire ottima legna le popolazioni finitime: “Occorre precisare che tale testo letterario fu redatto solo dopo pochi anni dalla fine della prima grande guerra, nel corso della quale la foresta fu fortemente e profondamente depredata di flora e fauna a causa degli eventi bellici durati, come noto, quasi cinque anni. Il saggio terminava con la constatazione: “Se saranno date amorose cure di custodia in pochi anni la Mesola avrà nei pressi del Capoluogo un magnifico bosco, che da solo riescirà a fornire la legna occorrente alla popolazione e spanderà aria salubre”.

Oggi invece dobbiamo assistere ad un ambiente trascurato, come evidenziato dal Consigliere Bergamini, senza un piano organico di ceduazione e con oltre un quinto di foresta vincolato come RNI (Riserva Naturale Integrale “Bassa dei Frassini-Balanzetta”) con D.M. 26.7.71, anche per studiare l’evoluzione della foresta lasciata a se stessa.

Bene: a distanza di oltre cinquant’anni, oggi vediamo come è ridotta la RNI, come risulta evidente anche ad un visitatore superficiale. La foresta è in grado di vegetare ed essere rigogliosa, solo grazie alla forza della NATURA, ma anche con l’intelligente opera della MANO DELL’UOMO. Gli odierni tecnici forestali non fanno altro che decantare il valore della “biodivesità”, per cui è stato istituito addirittura un apposito ufficio che ha giurisdizione, tra l’altro, anche sulla foresta di Mesola.

Stringe il cuore vedere che il bosco lasciato a se stesso, se da una parte crea biodiversità (nel senso di muffe, funghi, insetti fitofagi e quant’altro) dall’altro non favorisce certamente una rigogliosa crescita forestale. Per cui appare una forzatura vincolare oltre un quinto di foresta come RNI; quando, invece, riducendo la superficie a qualche ettaro, vincolata come RNI, e curando la foresta al fine di una florida crescita, GRAZIE AD UNA ORGANICA MANUTENZIONE, si potrebbe avere un bene ricco di vegetazione, con una flora ed una fauna adeguate all’ambiente, che potrebbe generare ricchezza per la produzione di legna e motivo di attrazione turistica con il relativo indotto.

Il cambiamento di guida politica del Paese potrebbe forse comportare tali mutazioni, anziché lasciare in mano pubblica la gestione di grandi quantità di legna abbattuta per farne cippato da parte dell’unica ditta alla quale la gestione forestale ha affidato qualche anno fa il ritiro, dopo aver abbattuto decine di tonnellate di legna e, quasi desertificato, una grande parte di foresta, ben visibile percorrendo la strada provinciale che attraversa un tratto di tale foresta, verso Goro.
Ringrazio per la gentile attenzione, mentre mi è gradita l’occasione per inviare cordiali saluti.

Lucio Maccapani

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com