Cento
11 Agosto 2022
Il dottor Borgatti: “Alta specialità e impegno per mille interventi all’anno nonostante il Covid”

Chirurgia generale a Cento, numeri positivi

di Redazione | 2 min

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Gian Ernesto Borgatti

Cento. Nonostante la pandemia nella Chirurgia generale dell’ospedale di Cento lo standard degli interventi operatori resta invariato: anche in periodo di emergenza Coronavirus si è continuato a realizzare circa mille interventi all’anno, “e molti ad elevata specialità come la Cels. Si tratta una recente tecnica chirurgica che combina le conoscenze laparoscopiche con quelle endoscopiche”, spiega il dottor Gian Ernesto Borgatti, che dirige la Chirurgia di Cento dal 2013.

La Chirurgia generale, costituita da 12 letti di degenza ordinaria e 4 per il day hospital, afferisce alla piastra chirurgica con l’Ortopedia, la Ginecologia e l’Urologia. Lo staff del servizio, oltre a seguire le normali attività di sala operatoria, effettua anche la guardia attiva di reparto, la reperibilità notturna e festiva, l’ambulatorio divisionale, l’endoscopia, gli ambulatori specialistici (ulteriori informazioni sull’unità operativa sono sul sito dell’Ausl: https://www.ausl.fe.it/amministrazione/ospedali/ospedale-ss-annunziata/chirurgia-generale

“Questi mille interventi all’anno – tiene a precisare il dottor Borgatti – siamo riusciti a realizzarli, urgenze comprese, nonostante ci fosse una carenza degli anestesisti conseguente al problema del Covid e mentre erano in corso le opere di ristrutturazione edilizia del reparto. La chirurgia di Cento, tra l’altro, ha una significativa mobilità attiva di pazienti”. Motivo: “Noi usiamo tecniche all’avanguardia per realizzare la chirurgia addominale e svolgiamo un’attività di nicchia della chirurgia come la Cels. La esercitiamo da alcuni anni grazie al quotidiano impiego della chirurgia laparoscopica e di endoscopia del grosso intestino”.

Borgatti rammenta infine che: “Il presupposto fondamentale della Cels è la combinazione della endoscopia e della laparoscopia. Si tratta di una chirurgia mininvasiva del colon usata in particolare per il trattamento delle lesioni polipoidi benigne con base di impianto superiore a 2,5 centimetri: tecnica che praticamente consente di evitare i rischi legati alle classiche resezioni chirurgiche, che erano l’unica soluzione praticabile prima dell’introduzione di questa procedura”.

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