Attualità
26 Giugno 2022
Astensione proclamata per lunedì e martedì. Longobucco (Camera penale): “Difendiamo il diritto dell’imputato ad essere giudicato dallo stesso giudice che ha raccolto la prova in dibattimento”

Giustizia. Anche a Ferrara due giorni di ‘sciopero’ degli avvocati

di Redazione | 3 min

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Garantire, da un lato, che il cambio del giudice non penalizzi la corretta assunzione delle prove nel processo; dall’altro lato, che i giudici che richiedono il trasferimento ad altra sede portino prima a termine i processi pendenti.

Sono i due motivi per i quali anche a Ferrara gli avvocati aderiranno ai due giorni di astensione proclamati dall’Unione delle Camere penali Italiane per lunedì 27 e martedì 28 giugno.

“L’astensione – spiega l’avvocato Pasquale Longobucco, presidente della Camera penale di Ferrara – è motivata dall’esigenza di difendere il diritto fondamentale dell’imputato ad essere giudicato dallo stesso giudice che ha raccolto la prova in dibattimento. Ebbene, in quasi tutte le aule di giustizia italiane a causa di esigenze organizzative, trasferimenti a richiesta dei singoli magistrati od altre loro esigenze private, mutano frequentemente le composizioni dei collegi e dei tribunali monocratici, il tutto in palese violazione dei canoni del giusto processo, ove i principi di oralità ed immediatezza impongono che l’imputato sia giudicato dallo stesso giudice che ha raccolto la prova. Del resto, è lo stesso codice di procedura penale, all’art. 525 comma 2, a prevedere che se cambia il giudice il processo vada ripetuto (salvo accordo tra le parti)”.

Le cose vanno un po’ diversamente da tempo e la situazione sembra aver trovato anche una ‘cristallizzazione’ giurisprudenziale, contestata dai legali: “A fronte di un indirizzo giurisprudenziale contrario al testo letterale di tale norma, culminato nel 2019 nella pronuncia delle Sezioni unite della Corte di Cassazione (meglio nota come sentenza Bajrami), è oggi ammesso (per via interpretativa) che il ‘nuovo giudice’ possa anche non procedere alla rinnovazione (salvo il caso di motivata richiesta delle parti di risentire questo o quel testimone, o di acquisire una nuova testimonianza)”, osserva ancora Longobucco.

La questione è anche parte della “riforma Cartabia”, perché la legge delega “accoglie il principio per il quale il giudice che procede può valutare di non rinnovare la prova nella ipotesi in cui le dichiarazioni rese in dibattimento siano state videoregistrate e sia dunque possibile procedere alla loro visione e al loro ascolto, al fine di percepirne il contesto e anche tutti gli elementi che compongono la comunicazione non verbale. Garanzia, quest’ultima, ad oggi assolutamente non soddisfatta nei Tribunali, ove non si dispone di strumenti di videoregistrazione”, osserva Longobucco. La richiesta avanzata al legislatore è un passo avanti minimo: prevedere almeno “l’obbligo, sanzionato da nullità, della visione pubblica, in una udienza dedicata, di quelle videoregistrazioni”.

Strettamente collegato al tema dell’immutabilità del giudice è anche l’altro profilo che l’Unione delle Camere Penali segnala alla ministra della Giustizia, chiedendo “l’obbligo per il giudice richiedente il trasferimento di esaurire il proprio ruolo portando a termine i processi già iniziati, onere, in realtà, già previsto in una direttiva del Csm, rimasta tuttavia inattuata”.

“Sebbene il fenomeno della ‘mutabilità’ del giudice non è prassi nel nostro Tribunale, soprattutto per merito degli attuali magistrati che lo gestisco e amministrano”, la Camera penale ferrarese “intende comunque dare corpo all’iniziativa di mobilitazione per ragioni di equità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge e perché, se Ferrara è immune oggi da tale prassi perversa, potrebbe non esserlo domani, laddove a gestire il tribunale ci fossero altri protagonisti”.

 

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