Bene ha fatto il Sindaco di Ferrara a raccogliere l’invito della Regione Emilia-Romagna ad emettere una ordinanza per l’emergenza idrica.
Noi di Ferrara Bene Comune riteniamo che i comportamenti imposti dall’ordinanza dovrebbero essere i comportamenti abituali per tutto l’anno, anche in condizioni normali. Con l’acqua non si scherza, e l’acqua è e sarà sempre più una risorsa strategica a causa del cambiamento climatico. La regione mediterranea, di cui l’Italia fa parte, è a rischio di desertificazione (lo dice il rapporto IPPC).
Le altre aree del pianeta, con clima simile al nostro che i climatologi chiamano “mediterraneo”, sono il Sudafrica e la California: se con Google cercate cosa è successo negli anni scorsi in quelle zone vi fate un’idea.
Noi del Mediterraneo “originale” finora abbiamo solo avuto fortuna, ma la statistica del nuovo clima quando ti tocca non perdona.
Ma facciamo il quadro generale dell’uso dell’acqua dolce: il 65% è destinata ad usi irrigui per l’agricoltura; il 25% ad usi civili, cioè acqua potabile; il 10% ad usi industriali (produzione manufatti, chimica ed energia).
Ognuna di queste filiere ha perdite di distribuzione. Nel caso degli usi civili, unico settore interamente sotto la gestione pubblica, le perdite ammontano a circa il 40% a livello nazionale. Ma anche gli altri sistemi distributivi hanno perdite significative.
A livello regionale,siamo già sotto tale soglia e in costante decrescita negli ultimi anni grazie ad interventi del sistema regolatorio nazionale (ARERA) e regionale (ATERSIR). E con le risorse del PNRR dovrebbero
ulteriormente diminuire significativamente da qui al 2026. Gli altri dipendono dai Consorzi di Bonifica che, soprattutto nel nostro territorio, svolgono anche funzioni di salvaguardia della terra coltivabile (peraltro con enormi costi energetici).
A Ferrara avremo acqua potabile ancora per un po’, grazie a nuove pompe di prelievo dal Po attivate in questi giorni sotto il livello di quelle normalmente usate, che non riescono più a “pescare acqua”.
Non esiste un’unica soluzione, come non esiste un unico colpevole. Sono tante le azioni da mettere in campo e tanti gli attori coinvolti. Ricordiamoci che il consumo di acqua, oltre al miglioramento dei sistemi di distribuzione e ai comportamenti dei singoli, dipende, soprattutto, dal nostro modello di consumo.
Solo due esempi ma se ne potrebbero fare tanti altri: produrre carne da allevamenti intensivi significa disporre di mais che ha enormi necessità di irrigazione; una dieta a basso contenuto di proteine animali fa bene alla salute e riduce, nel lungo periodo, la domanda idrica.
Nessuno deve diventare vegetariano, ma basta ridurre, senza rinunciare a qualche grigliata, meglio se con carne da allevamenti non intensivi; bere acqua in bottiglia significa spostare migliaia di camion su e giù per l’Italia che producono gas serra (oltre ad altri inquinanti) che determina le modifiche al regime delle precipitazioni: bere acqua di rubinetto, anche quando è poca, è sempre la scelta migliore.
L’acqua è un Bene Comune, e i Beni Comuni (che non sono né pubblici né privati, ma sono appunto comuni, cioè di tutti) nel nostro sistema non sono di nessuno. Solo l’azione collettiva e consapevole ci può riportare in condizioni di sicurezza.
Se potete abbiate cura dell’acqua e conservatela quando finalmente pioverà dal cielo per utilizzarla quando vi servirà.
Ecco un tutorial video per chi ha un giardino e vuole cimentarsi: https://fb.watch/dQB1o4xLMh/
Ferrara Bene Comune