di Giuliano Guietti
Finalmente si è aperta in questi giorni a Ferrara una discussione, da tempo necessaria, sui costi e sulla tariffazione del teleriscaldamento.
Una revisione al ribasso dei prezzi per l’utenza sarebbe più che giustificata. Intanto perché il meccanismo di aggancio al costo del metano, adottato da Hera così come da molte delle aziende che gestiscono il teleriscaldamento in Italia, è congegnato in modo da determinare nel tempo degli aumenti tariffari a carico dell’utenza superiori a quelli, già esosi, dell’utenza del metano stesso.
Poi perché questo consente all’azienda di ottenere un profitto in gran parte ingiustificato, basato su una condizione di monopolio di fatto di cui gode un’azienda privata senza avere il contrappeso di una concorrenza, neppure ipotetica, tra gestori diversi. Infine, ma non per ultimo, il ricorso ad una fonte energetica come questa andrebbe, oggi più che mai, incentivata invece che penalizzata: aiuterebbe a ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese e anche a ridurre quello che risulta essere da tutti gli studi uno dei principali fattori d’inquinamento dell’aria e di emissione di gas climalteranti, cioè il riscaldamento urbano da fonti fossili.
C’è però un aspetto che sembra sfuggire alla discussione a cui abbiamo assistito finora. A leggere diversi interventi e prese di posizione, parrebbe trattarsi di una questione solo ferrarese, che in quanto tale possa trovare a questo livello locale anche una soluzione.
Basta guardare alle tariffe Hera delle altre province dell’Emilia-Romagna per rendersi conto, invece, che sono tutte allineate circa allo stesso livello di costo al kwh, anzi a Ferrara questo costo è addirittura leggermente inferiore a quello, per esempio, di Bologna. Ho quindi l’impressione che si affronti come locale una questione che ha invece una dimensione oggettivamente più ampia. E che questo avvenga un po’ per inveterato provincialismo, un po’ per la solita, triste abitudine della strumentalizzazione a fini politici.
In pratica, ciò di cui ci sarebbe bisogno è che Hera decidesse di passare, nella determinazione del prezzo del servizio, dalla attuale metodologia “del costo evitato”, che parte cioè dai costi sostenuti dall’utente per il soddisfacimento dei propri fabbisogni termici attraverso una caldaia alimentata a gas naturale, a quella cosiddetta “cost plus”, che si basa sui costi realmente sostenuti dall’esercente per la fornitura del servizio (compresa una ragionevole remunerazione del capitale investito).
Ovvio è che una decisione di questo tipo dovrebbe essere assunta a livello di gruppo, non in un qualsivoglia tavolo territoriale. Qualcuno può seriamente pensare che Hera possa adottare metodologie di calcolo sostanzialmente diverse nelle varie province in cui opera? Il Comune di Ferrara è azionista di Hera, insieme a diversi altri enti locali che, nel loro insieme, detengono il pacchetto di maggioranza relativa dell’Azienda e che avrebbero quindi le condizioni per far valere un orientamento di questo genere.
Certo, si tratterebbe anche di rinunciare ad una parte dei propri, lauti, dividendi azionari… In assenza di questo, l’unica altra strada potrebbe essere quella di una decisione da parte dell’Autorità nazionale di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), che peraltro sembra se ne stia finalmente occupando, ma con tempi che rischiano di essere troppo lunghi rispetto all’urgenza del problema.
Una cosa è certa: se non si porta la questione a questi livelli si rischia di fare soltanto dei polveroni, utili magari a fini elettoralistici, ma non ad affrontare, e tantomeno a risolvere davvero il problema.
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