
Massimo Tarantino (foto Spal)
Appena un anno alla Spal, ma è un bagaglio ricco di insegnamenti, esperienza e ricordi quello che Massimo Tarantino, ex direttore tecnico del club biancazzurro, si porterà nelle future avventure lontano da Ferrara. Di questo e di molto altro ne ha parlato in una lunga intervista in esclusiva a Estense.com, a partire dall’epilogo, dalla decisione di Joe Tacopina di optare per una vera e propria rivoluzione nell’area tecnica.
Quando le è stata comunicata la volontà del presidente Joe Tacopina di rinnovare l’area tecnica? E come l’ha accolta?
“Ne abbiamo parlato alla fine del campionato. Abbiamo fatto un punto e abbiamo deciso che probabilmente era meglio per entrambi interrompere il rapporto. Nel momento in cui c’era l’idea di sondare nuove strade da parte della proprietà, vuol dire che un po’ di scontento c’era. Penso proprio che fosse giusto per la Spal che si decidesse di fare questa valutazione. Non aveva molto senso continuare, anche perchè probabilmente si rischiava poi di contaminare il lavoro della nuova gestione. Nel momento in cui c’è un gruppo di persone nuove, ovviamente è giusto e corretto dare loro possibilità di operare in maniera autonoma e di portare avanti la la loro idea, senza dipendere da chi c’era prima di loro. Era rischioso andare avanti con due idee differenti. È stata una scelta onesta”.
I rapporti con Tacopina però sono rimasti sempre gli stessi, da quello che mi sembra di capire…
“Joe è un amico, ancora prima che un presidente. Da parte sua c’era stata la disponibilità a proseguire insieme, ma io ho cercato di liberarlo da quel tipo di impegno. Era in un momento in cui aveva pensato di fare altre considerazioni per il bene della Spal, perchè probabilmente non era del tutto soddisfatto a pieno della stagione. È stato giusto fare un passo indietro perchè non volevo rischiare di fare confusione rispetto ai ruoli di chi sarebbe arrivato. Tra di noi è rimasto un rapporto splendido, di amicizia vera. Stima e affetto non sono mai mancati e non mancheranno”.
C’è stato un momento in cui ha sperato di poter restare almeno per un altro anno?
“La speranza era quella di poter continuare quello che avevamo iniziato quest’estate, vale a dire un percorso per creare valore. Ovviamente quando devi decidere di fare un passo indietro, c’è un grande dispiacere. Ferrara è una città bellissima, ha una tifoseria stupenda, uno stadio accogliente e una squadra con una storia importantissima. Ma per il bene della Spal e del presidente, che aveva altre idee, ho pensato che fosse giusto liberarlo di qualsiasi impegno e permettergli di percorrere altre strade”.
A suo avviso, che cos’è (se c’è) che non ha funzionato quest’anno?
“Posso solo dirti quello che ha funzionato. Noi avevamo una serie di obiettivi a inizio anno che abbiamo portato a termine. Dovevamo consolidare la categoria, vendere un giocatore (Seck, ndr) per esigenze di bilancio, far giocare giovani e valorizzarli. Se alla fine andiamo a vedere, li abbiamo centrati tutti e quattro. Poi se abbiamo sofferto troppo per raggiungerli, quello fa parte delle squadre che devono lavorare per un obiettivo che non è la vittoria del campionato. Purtroppo quanto si sarebbe sofferto non lo potevamo garantire a inizio campionato. Se abbiamo fatto star male i nostri tifosi, ci dispiace. Ma questo fa parte della stagione che abbiamo affrontato. Avremmo voluto anche noi salvarci con qualche settimana di anticipo o fare qualche punto in più. Quel che è certo è che abbiamo cercato tutti di dare sempre il massimo. La mia più grande soddisfazione è stata finire il campionato in crescendo”.
Qual è il ricordo più bello che porterà con sé in futuro?
“È stato un anno di grandissima esperienza. Un anno in cui mi è stata data la possibilità di lavorare in una piazza prestigiosa. Probabilmente il mio ricordo più bello è relativo al finale di campionato, soprattutto alla vittoria contro il Frosinone. Per la prestazione di squadra con un punteggio importante e quei famosi 4′ di recupero di Parma-Alessandria, con la squadra in attesa di conoscere il risultato finale. Da spettatore mi sono goduto la forte emozione che c’era in campo e sugli spalti. E poi la festa. Porto con me un bellissimo ricordo, ma soprattutto la felicità per aver lasciato la Spal nella sua categoria”.
A Ferrara ha avuto anche la possibilità di lavorare con Zamuner e De Franceschi…
“Li conoscevo, ma non avevo avuto nessuna possibilità di lavorarci insieme. Due persone splendide con cui ho condiviso sia alti che bassi per via dei risultati sportivi, ma la sintonia è sempre stata alta. Abbiamo lavorato di comune accordo, condividendo tante scelte in maniera totalmente naturale. Giorgio poi conosce molto bene la Serie B e Ferrara e questo mi ha aiutato tantissimo nel mio percorso di inserimento. Tra noi è nata una bella sinergia, un bel rapporto che spero possa continuare in futuro”.
Tra le critiche che vi vengono mosse, ce n’è una in particolare e riguarda l’acquisto di un attaccante da doppia cifra. Come sono andate le cose?
“Le punte da doppia cifra costano e nell’ultimo calciomercato estivo non eravamo nelle condizioni per andare su un attaccante con un cartellino che fosse alto. Noi abbiamo fatto il meglio che potevamo con le risorse che avevamo a nostra disposizione. Se non è arrivato il bomber non è che non avevamo piacere a prenderlo, ma perchè quelli disponibili non potevamo permetterceli in questa stagione complicata. Su questo dobbiamo essere onesti. Le nostre non erano solo scelte tecniche, ma anche economiche. E in questo caso le due componenti era difficile farle allineare”.
Avete iniziato la stagione con Clotet e poi a gennaio avete ingaggiato Venturato. È stato un cambio che rifareste?
“Non aver potuto continuare con Clotet è stato un dispiacere immenso perchè è un bravissimo allenatore. Ma nel momento in cui abbiamo deciso di fare il cambio in panchina, Venturato è stata senz’ombra di dubbio la scelta migliore. Un allenatore come lui, conosciuto e preparato, ha bisogno dei suoi tempi per trasferire la propria identità alla squadra. Ha un’identità di gioco molto forte, la squadra ci ha messo un po’ ad assimilarla, ma la cosa piacevole è che, nel momento più difficile della stagione, i ragazzi hanno risposto nel miglior modo possibile, considerato anche il coefficiente di difficoltà degli avversari, raggiungendo la salvezza”.
Quale eredità lascia a chi è subentrato al suo posto?
“Lasciamo un anno di lavoro, dove c’è stata la possibilità di valorizzare i giovani, qualcuno di proprietà del club e qualcun altro purtroppo solo in prestito. Nella testa della nuova area tecnica non so se proseguirà o se cambierà la missione principale, ma non credo. Mi auguro che quello che è stato fatto da noi sia il filo conduttore della prossima annata, magari migliorando quello che è stato fatto, come poi avremmo voluto fare anche se fossimo rimasti noi. Un dato lo voglio sottolineare: siamo arrivati il 16 agosto con tutte le squadre del campionato in ritiro e avevamo metà gruppo pronto, mentre l’altra metà l’abbiamo dovuta costruire in 14 giorni. Quest’anno la nuova area tecnica avrà molto più tempo a disposizione per poter programmare. Mi sarebbe piaciuto portare avanti le idee che avevamo già iniziato a buttare giù, allestendo una squadra più competitiva”.
Una domanda sul futuro, prima di chiudere. La ritroveremo da avversario tra qualche mese?
“Vediamo. È stato un anno complicato e al momento mi sto godendo la famiglia e qualche giorno di vacanza. Mi è piaciuta questa esperienza e mi piacerebbe poterla replicare, se qualche club avrà piacere a coinvolgermi nella prossima stagione. Nel mentre rifletterò, cercando di scegliere la soluzione migliore, nel momento migliore, per mettermi nelle condizioni di lavorare al massimo come ho sempre fatto”.