Incendio grattacielo: anche la Torre A sarà interdetta
L'incendio scoppiato nei giorni scorsi nella Torre B del grattacielo di Ferrara rischia di essere solo il primo segnale di un problema ben più ampio
L'incendio scoppiato nei giorni scorsi nella Torre B del grattacielo di Ferrara rischia di essere solo il primo segnale di un problema ben più ampio
"Non hanno alcuna giustificazione le pesanti richieste di condanna avanzate dall'accusa". Parte da qui l'arringa difensiva di Mario Di Giovanni, legale dei vertici amministrativi e operativi della Cooperativa Agricola Bidente di Forlì-Cesena, finiti a processo - con altri tre - per il presunto caso di sfruttamento di manodopera di lavoratori stranieri durante le operazioni di bonifica dal focolaio di aviaria all'Eurovo di Codigoro
Avrebbe scritto a mano oltre una decina di bigliettini - tredici in totale - per minacciare e ricattare il compagno convivente e i familiari di lui, vale a dire i due genitori, il fratello e la sorella. Per questo una donna italiana di 50 anni, residente in un Comune della provincia di Ferrara, è stata rinviata a giudizio con l'accusa di stalking
Nonostante la richiesta formulata nell'atto di appello dalla pm Isabella Cavallari e dalla parte civile, la Procura generale della Corte d'Appello di Bologna ha ritenuto non necessario disporre la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale nel processo a carico di Roberto Ferrari, 75 anni, e Gabriele Guardigli, 66 anni
Ieri mattina (martedì 13 gennaio) sul tavolo del sostituto procuratore Stefano Longhi sono arrivate le informative dei Carabinieri del nucleo investigativo di Ferrara e dei Vigili del fuoco
Venticinquemila euro in contanti, da far transitare dalla Caritas alla famiglia della vittima, in cambio del silenzio sulle azioni di don Giuseppe Rugolo, il giovane sacerdote arrestato circa un anno fa a Ferrara e da allora ai domiciliari e oggi a processo davanti al tribunale di Enna.
È quanto la diocesi di Piazza Armerina avrebbe offerto per il silenzio sulle violenze sessuali che il sacerdote avrebbe compiuto tra il 2009 e il 2013 nei confronti di un giovane, che all’epoca dei fatti aveva tra i 16 e i 20 anni.
La circostanza è stata testimoniata da Antonio Ciavola, ex dirigente della Squadra mobile di Enna (ora in servizio a Caltanissetta), sentito per quattro ore nell’udienza di venerdì 29 aprile. Il poliziotto riferito che la proposta venne avanzata dal vescovo Rosario Gisana, ma che il giovane la rifiutò, ritenendola immorale e illecita.
In aula – riporta l’Ansa – sono state lette anche alcune chat a sfondo sessuale intercorse tra Rugolo e alcuni ex alunni della scuola dove per anni ha insegnato, nonché con giovani residenti nel territorio di Ferrara dove il sacerdote era stato trasferito. Secondo gli inquirenti, il modus operandi del giovane prete era teso ad agganciare i giovani in condizione di fragilità psicologica.
“Sentiremo anche la versione del vescovo e dell’avvocato che seguì la trattativa e vedremo quale documentazione in più ci sarà”, commenta l’avvocato Denis Lovison, del foro di Ferrara, componente del collegio difensivo di Rugolo.
“Intanto è stato confermato che nessun materiale pedopornografico è stato ritrovato in nessun dispositivo informatico – prosegue il legale -. Ora aspettiamo di sentire i testi e tra loro il perito informatico. Da rilevare, dato che è stato descritto come un mostro, che lo stesso giorno in cui è stata data esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare, Ciavola fece un appello nella trasmissione ‘Chi l’ha visto’, su Rai Tre, per invitare chi avesse subito abusi a presentarsi: nessuno si è presentato. E ricordo che non esistono testimoni diretti dei fatti, solo persone alle quali dopo anni è stato raccontato che don Giuseppe avrebbe fatto qualcosa, o meglio, indotto qualcuno a fare qualcosa. Siamo fiduciosi, faremo emergere la verità dei fatti”.
La prossima udienza è in calendario il 7 luglio, quando verrà sentita la vittima, parte civile nel processo.
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