Portomaggiore
9 Aprile 2022
Sentiti Stefano Ghesini e la moglie sulle comunicazioni in merito all'avvio della struttura con vigili del fuoco e carabinieri. Nella prossima udienza toccherà a ex prefetto ed ex questore di Ferrara

Incendio al poligono, i genitori del gestore testimoniano in aula

di Daniele Oppo | 2 min

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Portomaggiore. Consegnò alla stazione dei vigili del fuoco di Portomaggiore gli atti relativi alla creazione del poligono, ma venne ‘rimbalzato’ perché sarebbe stato necessario il rilascio preventivo di altra documentazione sull’attività. È quanto ha riferito al giudice Giulia Caucci Stefano Ghesini, padre di Fabio, effettivo titolare del poligono di Portomaggiore, nel processo a carico dell’ex sindaco Nicola Minarelli, accusato di disastro e omicidio colposo per aver tollerato o non impedito la gestione della struttura, alla quale mancava la licenza.

In quell’inferno, il 10 gennaio del 2016 morirono tra le fiamme il 47enne Paolo Masieri, il 73enne Lorenzo Chiccoli (la famiglia è assistita dall’avvocato Marcello Rambaldi) e il 66enne Maurizio Neri (il cui figlio, Samuele Neri, è parte civile tramite l’avvocato Alberto Balboni). Fabio Ghesini ha già patteggiato la pena di tre anni e mezzo nel 2019.

“Ho allungato il foglio attraverso la feritoia del cancello”, ha raccontato Ghesini rispondendo alle domande dell’avvocato Carlotta Gaiani, che assiste Minarelli, spiegando che non venne fatto entrare in caserma, “poi il piantone dopo un po’ me lo restituì bianco, senza alcun timbro, dicendo che serviva una Via o qualcosa del genere perché loro fossero interessati”. Ghesini, che venne indagato e poi venne archiviato dalla pm Ombretta Volta, è stato sentito come teste assistito da un avvocato. Quella Via – un documento analogo – non venne mai richiesta: “Qualcuno mi disse che non la rilasciavano alle Asd (associazione sportiva dilettantistica, ndr)”, ha riferito, senza ricordare chi e in quale occasione gli diede tale informazione.

Ghesini ha anche affermato di aver parlato spesso del poligono con il maresciallo Persia della stazione dei carabinieri di Portomoggiore, che verrà sentito come testimone nel corso della prossima udienza, fissata per il 13 maggio, insieme all’allora questore di Ferrara Antonio Sbordone, al responsabile dell’ufficio armi, all’ex prefetto estense Michele Tortora e alla viceprefetto Pinuccia Niglio.

Oltre a Ghesini è stata sentita sua moglie, anche lei come testimone assistita. E come tale è stato sentito anche Daniele Zancoghi, che il giorno della tragedia aprì il poligono e fu uno dei superstiti, e che ha riferito di alcune modalità di funzionamento della struttura.

Tra i testi anche l’ex comandante della compagnia dei carabinieri di Comacchio, Andrea Coppi, al quale una fonte anonima disse che nel poligono si usava ricaricare le cartucce con polvere da sparo per armi da caccia, che ha la particolarità di lasciare più residui nell’aria. Coppi ha riferito di aver comunicato tutto agli inquirenti che stavano seguendo le indagini.

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