Attualità
3 Aprile 2022
I partecipanti, divisi in gruppi e stimolati da alcune domande hanno discusso di democrazia e di metodi per svilupparla. A spiegare i risultati il professor Rodolfo Lewanski

Prime prove di Assemblee Cittadine a Factory Grisù: “Non sono più utopia”

di Redazione | 2 min

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di Pietro Perelli

“Oggi abbiamo cercato di affrontare un tema non da poco cioè quale debba essere il ruolo dei cittadini in un sistema di governo che si dice democratico. Tema di una certa attualità viste anche le vicende in Ucraina”.

Con queste parole, Rodolfo Lewanski, professore di Democrazia Partecipativa e Analisi delle Politiche Pubbliche Università di Bologna, inizia a spiegare ai presenti cosa si è cercato di fare durante l’incontro dal titolo “Assemblee Cittadine. Un nuovo strumento di partecipazione deliberativa” a Factory Grisù.

“Lo abbiamo fatto – spiega – con un approccio esperienziale, abbiamo proposto ai partecipanti, studenti ma anche adulti, di provare a dialogare su alcuni temi che riguardano la partecipazione con delle domande precise in un formato di struttura del dialogo che si chiama World Café. Metodo molto usato e semplice, non è l’unico, ma si presta bene a queste situazioni”.

L’incontro è stato promosso da Donne per la terra, Extinction Rebellion, Associazione Fe-nice, Movimento 5 Stelle, + Europa, Teachers For Future, referenti a Ferrara del Comitato Politici Per Caso. I partecipanti, divisi in gruppi e stimolati da alcune domande hanno discusso di democrazia e di metodi per svilupparla. Hanno riflettuto e si sono confrontati in particolare sulle Assemblee dei Cittadini, uno strumento ancora poco usato in Italia che si pone l’obiettivo di stimolare una partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica.

“L’obiettivo – spiega sempre Lewanski – è quello di pensare al modo in cui ci governiamo, alla democrazia, quali siano i suoi limiti e come sia possibile rinnovarla”. “Oggi – aggiunge il professore – è chiaro che i regimi basati solo sulla rappresentanza sono chiaramente in affanno in tutto il mondo non certo solo in Italia”. Come si può quindi dare una risposta a questa crisi? “Coinvolgendo i cittadini”. E questo coinvolgimento “non è utopico, viene fatto ultimamente e non solo a livello locale ma anche a livello nazionale e perfino globale”.

L’esempio che porta Lewanski è quello della Francia che “ha fatto la Convention pour le Climat, 150 cittadini estratti a sorte in modo da essere rappresentativi della popolazione francese”. Questi “hanno discusso per un anno delle politiche sul cambiamento climatico e le loro proposte sono andate dritte al parlamento francese che ne sta discutendo”. Certo sarà fondamentale capire “cosa ne faranno”.

Questo è però “il modo con cui sempre più città e regioni, da Parigi a Bruxelles, dalla regione dell’Ostbelgien alla città di Danzica, dalla Scozia alla Spagna al Portogallo ma perfino in Mongolia, in Australia, in Giappone, si fanno processi in cui i cittadini vengono coinvolti. “Coinvolti seriamente – sottolinea – cioè la loro opinione conta davvero e le autorità debbono tenerne conto e risponderne pubblicamente”.

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