Sono tre i sanitari a processo per la morte di una signora di 82 anni, avvenuta il 9 luglio del 2017, che aveva accusato forti dolori all’addome.
La donna si era recata inizialmente all’ospedale di Cona a causa di vomito, nausea, dolori addominali e le era stato consigliato un ricovero di osservazione, ma tornò a casa. Salvo poi tronare il giorno successivo, per il peggioramento della situazione, e venne ricoverata alla casa di cura Quisisana, dove le venne diagnosticata una sub occlusione intestinale, con prescrizione di terapia farmacologia. La situazione non migliorò affatto, al punto che venne trasportata d’urgenza nuovamente a Cona, dove morì nel pronto soccorso circa mezz’ora dopo il suo arrivo.
Inizialmente erano stati indagati i medici del Sant’Anna, ma la loro posizione è stata stralciata e il focus si è spostato sui sanitari della casa di cura che la ebbero in carico e che sono difesi dagli avvocati Claudia Pelà e Paolo Cristofori. L’ipotesi è che abbiano sottovalutato i sintomi ed effettuato una diagnosi non corretta.
Ieri, giovedì 31 marzo, sono stati sentiti due testimoni prossimi alla vittima. La nuora, in particolare, ha raccontato che alla Quisisana la signora aveva la pancia molto gonfia, aveva dolori e “vomitava marrone-verde nonostante non mangiasse da qualche giorno”. Poi una volta tornata a casa, la chiamò il marito che era andato a sua volta a visitarla, che le disse di non aver visto molto bene sua madre. “Al pomeriggio ci ha chiamato suo fratello (del marito della testimone, ndr) che ci ha detto ‘venite perché la mamma sta peggiorando’. Quando siamo arrivati non ci volevano far entrare perché era terminato l’orario delle visite, allora abbiamo chiesto di chiamare un’ambulanza per portarla a Cona, ma inizialmente ci hanno detto che non era possibile. Poi è sceso un medico e alla fine ci hanno detto che l’ambulanza l’avevano chiamata loro”.
La testimone ha riferito di essersi recata nella stanza dove era ricoverata la signora per raccogliere le sue cose da portare al Sant’Anna: “Un infermiere mi disse che non eran necessario, perché sarebbe tornata dopo due ore. Lei aveva la pancia triplicata rispetto al mattino e dolorante. Passando in barella ci ha salutati tutti, poi abbiamo seguito l’ambulanza ma l’abbiamo persa perché andava molto veloce”.
Qui, purtroppo, il racconto della fine. Al pronto soccorso c’era già un altro parente, e dopo venti minuti dal suo arrivo, la teste ha raccontato che “è uscito un medico e ha detto che ‘la signora ha avuto un arresto cardiaco, aveva vomitato sangue ed era deceduta’. Io mi chiedo come possano non essersi accorti del suo peggioramento nell’arco di una giornata”.
La prossima udienza è in calendario per il 21 aprile per sentire il consulente medico della parte civile (i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Federica Scagnolari).
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