Cronaca
31 Marzo 2022
Ricostruita nel processo ferrarese la gerarchia del cult dei Vikings/Arobaga che aveva la testa in Piemonte, dove anche le donne venivano affiliate passando per degli stupri di gruppo

Mafia nigeriana, il capo supremo chiedeva l’elemosina davanti a un supermercato

di Daniele Oppo | 2 min

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Udienza dedicata all’organizzazione interna dei Vikings/Arobaga, quella di mercoledì 30 marzo del processo sulla mafia nigeriana a Ferrara.

Più che altro – tramite un’ispettrice della squadra mobile di Torino – si è trattato di esaminare la struttura del cult nel capoluogo piemontese, tra iniziazioni e livelli di controllo che portano fino al vertice supremo del ‘Vatican’, ovvero la testa dell’organizzazione in Italia.

Il gruppo – dove in pochissimi avevano un lavoro regolare – aveva una serie di cariche inquadrate gerarchicamente, in ordine discendente d’importanza: national, chairman, elders, ff (come dj Bugi, il ‘re di Ferrara), Sk o skull guards, coordinator, executional, pilot e poi i norseman (o german).

Una struttura e un’organizzazione, che se è mafiosa, lo è in modo molto diverso da quella cui siamo abituati. Basti pensare che durante il periodo delle indagini a Torino, come riferito dalla poliziotta, il reggente del Vatican “faceva [chiedeva] l’elemosina in un supermercato di Pinerolo”.

Sempre a Torino vi era anche una specificità, ovvero una parvenza di affiliazione delle donne al cult (cosa che a Ferrara non è stata notata), con una ritualità molto violenta: stupri di gruppo che dovevano essere autorizzati dal capo supremo. A chi non aspettava tale via libera, è emerso in udienza, spettava una punizione violenta: un soggetto reo di aver violentato una connazionale venne ferito al braccio con un machete.

Ma Ferrara in tutto questo cosa c’entra? Gli inquirenti hanno notato la partecipazione di due soggetti gravitanti nel gruppo dei Vikings ferraresi ad alcune riunioni del clan piemontese, nonché la circolazione di alcuni atti giudiziari nelle conversazioni intercettate.

A specificare ancora meglio la struttura gerarchica del cult avrebbe dovuto pensarci anche un collaboratore di giustizia, che contribuì a fornire un quadro di quel che accadeva al Cara di Mineo, ma al momento è irreperibile e il pm Roberto Ceroni ha chiesto l’acquisizione del verbale del suo interrogatorio.

La prossima udienza è in programma già per il prossimo mercoledì 6 aprile.

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