Cronaca
3 Febbraio 2022
Continuano le testimonianze nel processo a carico di due poliziotti della penitenziaria e a un'infermiera. Il tribunale ordina che la casa circondariale esibisca il diario infermieristico dei mesi di settembre e ottobre 2017

Tortura in carcere. Un agente in aula: “Durante la perquisizione sentii un urlo sordo”

di Daniele Oppo | 2 min

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“Sentii come un urlo sordo, mi affacciai e chiesi se era tutto a posto e un collega mi disse di sì”. A riferirlo ai giudici è stato un agente della penitenziaria di Ferrara, sentito come testimone nel processo a carico del sovrintendente Geremia Casullo, dell’assistente capo Massimo Vertuani dell’infermiera Eva Tonini.

Ai primi due (difesi dall’avvocato Alberto Bova) è contestato il reato di tortura (e di falso) nei confronti del detenuto Antonio Colopi (parte civile assistito dall’avvocata Paola Benfenati del Foro di Bologna), mentre all’infermiera (difesa dall’avvocato Denis Lovison) quello di falso e favoreggiamento.

Secondo il teste – questo riferì ai carabinieri nel corso dell’indagini – a dargli quella risposta fu Vertuani, anche se non ne era sicuro e in aula ha mostrato di non ricordare bene. Lui partecipò alla perquisizione delle celle nella Nuovi giunti, sezione in cui era ristretto Colopi e dove non era stato pianificato di procedere alla perquisizione nella riunione mattutina. Dopo aver ricevuto rassicurazione che tutto fosse nella norma, non si interessò più di quell’“urlo sordo”, la cui origine comunque non è stato in grado di indicare.

Nell’udienza di mercoledì mattina è terminata anche la testimonianza di Annalisa Gadaleta, comandante della Polizia penitenziaria, che ha detto ai giudici, rispondendo a una domanda dell’avvocato Bova, che non venne effettuato nessun controllo sul ferro di battitura che sarebbe stato usato per picchiare il detenuto, per vedere se vi fossero segni o macchie si sangue.

La stessa Gadaleta ha riferito che, mesi dopo il fatto – datato 30 settembre 2017 -, Vertuani le disse di essere deluso per il fatto che “nessuno aveva fatto approfondimenti sul fatto che l’infermiera lo aveva visto battere la testa al muro prima della perquisizione”. Lei rispose stupita di questa circostanza, “gli dissi è la prima volta che la sento, nessuno me lo aveva mai riferito,  nemmeno lui”.

La questione è oggetto anche dell’imputazione. Manca però nel fascicolo del tribunale un atto fondamentale: il diario infermieristico che dovrebbe tenere la testimonianza di questo evento, che per la procura sarebbe stato artatamente inventato proprio per scagionare i poliziotti. Il tribunale ha deciso che entro la prossima udienza, già in calendario per la prossima settimana, la casa circondariale esibisca il diario dei mesi di settembre e ottobre 2017, in quanto, di fatto, “corpo del reato”.

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