Politica
22 Gennaio 2022
Dopo il rigetto della sospensiva da parte della Corte d'Appello, il sindaco non può far altro che piegarsi pur travisando a favore di propaganda ciò che viene contestato al Comune

Case popolari. Fabbri: “Applicheremo la sentenza, ma residenzialità storica resta”

Alan Fabbri
di Daniele Oppo | 5 min

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Alan FabbriNon può far altro che piegarsi, Alan Fabbri, dopo che la Corte d’Appello ha rigettato la sospensiva dell’ordinanza che impone al Comune di modificare il regolamento per le graduatorie delle case popolari. Ma la regola della propaganda non ammette sconfitta e così l’accettazione pubblica di essa porta con se il travisamento di ciò che gli viene contestato e la trasformazione del lupo in agnello.

Dopo il rigetto dell’istanza di sospensione degli effetti dell’ordinanza di primo grado sul tema case popolari, per le quali l’udienza è rinviata al prossimo 26 marzo 2024, Alan Fabbri assicura: “Applicheremo la sentenza [ordinanza, ndr] , ma il principio non cambia: la residenzialità storica continuerà ad essere premiante nella formazione delle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari del Comune di Ferrara”.

Nessuno d’altronde, tantomeno i giudici – e il sindaco lo sa benissimo -, ha mai sostenuto che non potesse essere previsto un ‘premio’ legato agli anni di residenza: il tema è ed è sempre stato il peso di questo premio nella formazione delle graduatorie per un servizio che si occupa di emergenza abitativa, il cui scopo, come già ribadito dalla Corte Costituzionale per una previsione del tutto simile adottata dalla Regione Abruzzo, è quello di rispondere a una situazione concreta e attuale di bisogno.

In quest’ottica il Tribunale di Ferrara aveva già spiegato con un esempio gli effetti distorsivi del regolamento adottato dall’amministrazione leghista: “Secondo il criterio fissato dal Comune – spiegava il giudice nella sentenza dello scorso luglio -, un richiedente privo di qualsiasi particolare situazione di bisogno, per il solo fatto di essere residente in Ferrara da più di 16 anni sopravanzerebbe una famiglia che vive in condizioni inidonee, la famiglia in situazione di povertà e sotto sfratto e addirittura quella seguita dai servizi sociali per particolari situazioni di bisogno”. Questo sostanzialmente perché il ‘premio’ per la residenzialità non ha un limite di punteggio nel regolamento ferrarese (0,5 punti per ogni anno), mentre lo hanno i punteggi per le situazioni di disagio economico (6 punti), abitativo (8) o sociale (7), che sono invece i fattori più rilevanti quando si parla di bisogno abitativo.

“Resta quantomeno singolare – attacca Fabbri -, e comunque molto grave, il fatto che le associazioni e i sindacati che sostengono di tutelare i diritti degli immigrati abbiano deciso di intraprendere questo attacco giudiziario solo nei confronti del nostro Comune mentre la valorizzazione della residenzialità non solo è prevista dalle norme regionali e molti altri Comuni della regione li utilizzano, tra cui Ravenna, Parma, Piacenza”.

Ma ancora una volta il sindaco fraintende a favore di propaganda ciò che gli viene contestato, presentandosi come vittima. Come già accennato, non è la previsione in sé di un punteggio alla residenzialità storica a essere scorretta (lo stesso giudice ferrarese lo riconosce nell’ordinanza), ma il peso sproporzionato che ha nella formazione delle graduatorie. Se guardiamo ai Comuni maldestramente citati da Fabbri a suo sostengo, vediamo che a Ravenna il criterio della residenza può valere massimo 30 punti su 150; a Parma i punti vengono assegnati solo dal sesto anno in poi e in tutto se ne possono avere fino a un massimo di 5; a Piacenza il massimo cumulabile è di 30 punti e non è preponderante rispetto al resto dei criteri.

Fabbri, a favore di pubblico, insiste sul fatto che “i risultati ottenuti con l’applicazione di questo nuovo parametro sono troppo importanti per essere messi in discussione e il principio di equità che abbiamo introdotto va assolutamente tutelato. Il punteggio che premia gli anni di residenza a Ferrara ci ha permesso di garantire l’accesso alle case popolari ad anziani e famiglie con minori disabili che da troppi anni aspettano un aiuto e inoltre nessun diritto viene leso visto che gli stessi punteggi si applicano indistintamente a italiani e stranieri. Garantire a tutti e non sempre e solo a chi ne ha già usufruito da sempre e magari può contare su altre forme di sostegno, di accedere alla casa popolare resta per la nostra amministrazione un principio fondamentale. Con la nuova graduatoria abbiamo già assegnato 82 appartamenti dei quali 79 a famiglie italiane in stato di necessità. Di queste 36 sono formate da persone anziane con reddito minimo, 25 famiglie hanno all’interno disabili e 24 sono nuclei composti da un genitore separato o divorziato con figli minori. Si tratta evidentemente di cittadini che hanno diritto alla casa popolare e che, senza il criterio di residenzialità, non avrebbero avuto accesso a questo diritto”, sostiene ancora Fabbri, sorvolando sul fatto che il diritto alla casa lo avrebbero anche le famiglie che si sono viste escluse da un regolamento giudicato discriminatorio.

La nota del sindaco si chiude infine con il riepilogo delle ultime assegnazioni. Le 82 assegnazioni, della 32 esima graduatoria, hanno visto come destinatari 79 famiglie italiane (96%) e tre famiglie straniere (4%) I nuclei familiari over 65 sono 36, i nuclei con una o più persone portatrici di handicap sono 25 di cui 4 con minorenni portatori di handicap. I nuclei monogenitoriali sono 24 e i nuclei composti da un genitore separato o divorziato con affido anche congiunto dei/dei figli minori sono 4. E ancora le giovani coppie sono 3 mentre i nuclei con più di 3 componenti sono 15 di cui 8 con almeno un componente minorenne. Le famiglie in condizione di difficoltà economica sono 66, di queste 60 presentano un Isee inferiore a 7.500 euro e ben 6 nuclei presentano un Isee pari a zero.

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