La stretta di Capodanno del governo Draghi per fronteggiare la quarta ondata della pandemia da Covid-19 e la variante Omicron continua a far discutere anche a Ferrara, dove a farne le spese saranno soprattutto alberghi e ristoranti.
L’ultimo decreto infatti, oltre a prevedere la chiusura delle discoteche fino al 31 gennaio, ha cancellato le feste per salutare il nuovo anno in piazza, tra cui l’incendio del Castello Estense, che non si farà nemmeno senza pubblico, comportando così un’emorragia di disdette negli hotel cittadini.
“Attualmente il tasso di occupazione delle strutture alberghiere ferraresi – sottolinea Nicola Scolamacchia, presidente di Confesercenti Ferrara e vicepresidente vicario di Assohotel – è pessimo. Parliamo del 35% circa. Siamo distantissimi dai numeri del periodo di normalità, basti pensare che, fino al 2019, Capodanno è sempre stato sold-out, è sempre stato il giorno con il maggior numero di turisti in città”.
Oggi però la realtà è ben diversa: “Quest’anno abbiamo un terzo di quei valori. Certo, andiamo meglio che lo scorso anno se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, ma stiamo parlando del nulla. Purtroppo veniamo da venti mesi di enormi difficoltà sia operative che economiche, in cui non siamo mai riusciti a raggiungere i numeri pre-pandemia”.
“Quel 35% su cui possiamo fare affidamento oggi – aggiunge – si è costruito tra fine novembre e inizio dicembre. Poi, dal ponte dell’Immacolata c’è stato un fermo generale di due settimane e a seguire è iniziato un lento trend di cancellazioni. L’ultimo decreto, che di per sé non è terribile, perché anche senza di quello la gente non avrebbe avuto l’umore giusto per viaggiare, è però stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.
Scolamacchia cerca però di trovare un briciolo di positività: “La cancellazione del tradizionale evento attrattivo è stato un duro colpo, ma per fortuna la città ha altro da offrire, come lo spettacolo di videomapping, le luminarie, i mercatini e i musei, seppur il clima di paura non aiuti questo periodo. Da ormai due anni viviamo di boccate d’ossigeno e ogni tanto si va in apnea. Stare senza lavoro per qualche giorno può sembrare una stupidaggine, ma in realtà ciò comporta un aggravarsi della situazione“.
Il grido di aiuto arriva anche dai ristoratori, di cui si fa portavoce Matteo Musacci, presidente di Fipe-Confcommercio: “In questo periodo, ogni giorno riceviamo tra il 30 e il 40% di disdette a causa di sospetti positivi al Covid-19, persone che sono in attesa del tampone o che sono contatti stretti con qualche contagiato“.
E ciò si riversa inevitabilmente anche sulle prenotazioni a Capodanno: “Per la serata del 31 dicembre le percentuali si alzano, soprattutto perché ci sono alcuni locali che, indipendentemente dall’incendio del castello, facevano intrattenimento musicale e, non potendolo più fare, si sono dovuti fronteggiare con disdette fino al 100%. Oppure penso alle classiche trattorie da trenta posti, che magari il titolare riempie con una comitiva di turisti. Se quest’ultima però viene a contatto con il virus, salta tutto. Il locale si svuota e il rischio è di non riempirlo più“.
Musacci conclude: “Per noi non avere turisti il 31 dicembre significa anche non averli l’1 e il 2 gennaio e sinceramente penso il momento sia peggiore di quello vissuto lo scorso anno. Almeno prima c’erano i ristori e gli ammortizzatori, nonostante avessimo trascorso le festività con il freno a mano tirato. Ma quest’anno non abbiamo niente di tutto ciò, non abbiamo la cassa integrazione da cui attingere, e di conseguenza non abbiamo nemmeno la possibilità di tenere chiuso“.
“Continueremo a fare tutto il possibile, con la consueta determinazione e forza di volontà, ma la situazione – spiega Giulio Felloni, presidente provinciale di Ascom Confcommercio – è particolarmente complessa, ed acuita dal decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale la sera della vigilia di Natale, che ha messo in pesante difficoltà la filiera del commerciale, dell’alberghiero, della ristorazione e dello spettacolo”.
“L’annullamento dell’incendio del Castello – prosegue – rappresenta un altro serio ostacolo sulla strada verso la ripresa di una stabile normalità. In particolare, dagli elementi raccolti attraverso le nostre federazioni di settore (Federalberghi e Fipe) ricaviamo un quadro ora dopo ora destinato a delinearsi con sempre maggiori criticità, in termini di disdette“.
Nel settore della ristorazione “tutto dipende dalla conformazione dei locali con disdette elevate in particolare per quelle attività che avevano puntato tutto sui veglioni di fine anno”, mentre nel comparto alberghiero “saremmo fortunati se mantenessimo un tasso di occupazione del 25% rispetto alla capacità complessiva“.
“Questa peraltro sarebbe altissima stagione per una città come Ferrara, ed eravamo già solo al 40% circa dell’occupazione – ribadisce Felloni – e ciò potrebbe avere ricadute anche sul comparto del tessile abbigliamento, che potrebbe risentire delle assenze di turisti e visitatori. È necessario e urgente, dunque, ristorare le attività di nuovo provate dalla situazione, dando supporto a tutta la filiera del commercio, del turismo e dei servizi, che subisce le conseguenze dell’emergenza sanitaria”.
Il presidente di Ascom evidenzia: “Consideriamo, inoltre, che oltre agli elementi critici sopraggiunti nelle ultime ore non vanno dimenticati gli effetti sensibili dell’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia, che incideranno sempre più su bilanci aziendali già provati. Confcommercio si muoverà a tutti i livelli per cercare di rimediare a questa situazione. Daremo comunque prova ancora una volta del nostro senso di responsabilità, collaborando con le Istituzioni come riteniamo si debba fare per il nostro ruolo di rappresentanza. Gli imprenditori cercheranno di rispondere alle avversità con un’ulteriore dose di fiducia, ma richiamiamo le istituzioni a tutti i livelli – nazionali, regionali e locali – a sostenere veramente la tenacia e la capacità degli imprenditori con atti concreti e tempestivi“.
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