Immagini di atti sessuali che avrebbero dovuto rimanere private ma che invece sono state sparse ovunque in paese, con tanto di nome e cognome della persona raffigurata: sui parabrezza delle automobili, sulle bacheche domiciliari, affisse ai pali della luce, nel parchetto del paese, infilate nelle buchette delle lettere. E anche le gomme della propria auto tagliate.
Questo è stato il risveglio al mattino del 2 gennaio del 2020 per una donna 41 anni della provincia di Ferrara, vittima di uno dei primi, se non del primo, caso di revenge porn finito davanti al tribunale di Ferrara dopo l’aggiornamento delle norme del codice penale. Foto sparse così capillarmente che perfino i carabinieri l’hanno dovuta contattare per avvisarla che stavano rimuovendo quei volantini, con l’umiliazione personale di sentirsi dire dalla propria madre che altre immagini di lei erano state affisse nella bacheca del cimitero.
Un atto di cattiveria che vede protagonisti un uomo di 33 anni, ex compagno della vittima, e una donna 41 che secondo l’accusa lo avrebbe aiutato nella preparazione e affissione delle immagini per strada. Entrambi sono imputati per diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (quello che comunemente chiamiamo revenge porn), lui con l’aggravante di aver avuto una relazione sentimentale con la vittima.
Ieri, martedì 21 dicembre, si è tenuta la prima udienza davanti al gup Carlo Negri. I due imputati hanno fatto richiesta di patteggiamento offrendo un risarcimento di 5mila euro alla parte offesa e una lettera di scuse. Offerta respinta direttamente dal pubblico ministero che, vista la gravità del fatto, ha ritenuto molto incongruo il risarcimento. La difesa ha chiesto allora un termine per valutare un’altra offerta e il giudice ha rinviato a marzo.
Un caso che è finito in tribunale grazie alla forza della stessa vittima, che ha riconosciuto nell’immagine un fotogramma di un video privato che aveva inviato al suo ex compagno e si è rivolta subito all’avvocato Luca Morassutto per denunciare tutto alla procura.

L’avvocato Luca Morassutto
“È un reato particolarmente odioso – commenta il legale – perché genera stigma sociale sulla mia cliente e sulla sua famiglia, oggi e nel futuro. A lei nessuna colpa può essere sollevata, perché ha inviato il video facendo affidamento sulla correttezza del suo partner e gli atti d’indagine evidenziano una specifica volontà di lede la persona offesa, di farle del male”.
Morassutto plaude “il lavoro meticoloso fatto dalla Procura di Ferrara” e rimarca che “nulla sarebbe valso se non ci fosse stato il coraggio della persona offesa nel denunciare il fatto. È la dimostrazione che questi reati necessitano sempre di un iniziale atto di coraggio da parte della vittima”.
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