Cronaca
29 Ottobre 2021
La procura si è affidata a un ingegnere per valutare l'effettivo rispetto delle percentuali di abbattimento consentite dalla normativa urbanistica

La demolizione dell’ex caserma della Finanza al vaglio di un consulente

di Daniele Oppo | 2 min

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In un primo momento si è pensato a un infortunio sul lavoro, ipotesi che al momento resta la più plausibile, anche se gli accertamenti sono ancora in corso. L’idea di una possibile aggressione è emersa solo successivamente nel corso delle indagini, complicate soprattutto dalle difficoltà di comunicazione con le persone presenti sul posto

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C’è un ferrarese dietro alla rapina messa a segno lo scorso 29 dicembre al supermercato Ecu di via Valli, a Bagnolo in Piano. I carabinieri hanno infatti identificato e arrestato il presunto responsabile: si tratta di un uomo di 48 anni, rintracciato nei giorni scorsi nell’abitazione della compagna a Castelnovo Monti

Il fascicolo è ancora a carico di ignoti, ma intanto procede l’indagine sull’abbattimento dell’ex caserma della Guardia di Finanza in viale Cavour.

La procura sta investigando su ipotesi di reato legate alla materia urbanistica, in quanto l’immobile era vincolato. Rimane da capire preliminarmente se proprio le specifiche norme di tutela siano state violate: in particolare l’intervento era possibile lasciando in piedi il 50% dei muri portanti, mentre il palazzo al civico 65 è stato praticamente raso al suolo. Serve dunque verificare se la porzione rimasta sottoterra, comunque molto grande, permetta di rispettare il vincoli e se questo vincoli si riferisca o meno a tutto l’edificio, fondamenta comprese, o solo alla parte visibile.

Per questo il sostituto procuratore Ciro Alberto Savino, a cui è stato assegnato il fascicolo, ha incaricato un consulente tecnico per appurare l’effettivo rispetto, numeri e progetti alla mano, delle percentuali.

La vicenda aveva visto l’Amministrazione comunale ferrarese dare il via libera alle ruspe nonostante l’edificio fosse classificato dal Piano Strutturale Comunale come “edificio di interesse storico architettonico” e dal vigente Regolamento Urbanistico Edilizio come appartenente alla classe 3 “edifici e manufatti storici significativi per tipologia, struttura e morfologia”. La ditta Corazza Building & Service srl aveva iniziato la demolizione in marzo, ma il 25 dello stesso mese, dopo una segnalazione al Reparto di Polizia ambientale edilizia e un sopralluogo di verifica del cantiere, lo stesso Comune sospese con ordinanza i lavori: l’intervento risultava in contrasto con la normativa tecnica vigente, non essendosi ancora conclusa la procedura di valutazione della proposta di progetto.

Il 26 e 31 marzo venne convocata la Conferenza dei servizi che diede l’ok con alcune prescrizioni, mentre la Commissione per la qualità architettonica e paesaggistica aveva dato un parere favorevole al progetto, chiedendo di mantenere la verticalità della struttura dal punto di vista dell’estetica dell’edificio. Poi, come noto, il parere non venne ascoltato e la commissione venne dimissionata senza motivo apparente.

 

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