Anche se l’ipotesi del suicidio è quella sulla quale convergono con più decisione gli elementi raccolti dagli investigatori, a meno di clamorosi colpi di scena, sarà con tutta probabilità l’esito dell’autopsia a fornire gli elementi per chiudere l’indagine o indirizzarla altrove in merito alla morte di Mikel Gjini, l’operaio edile di 38 anni trovato sabato sera privo di vita sul ciglio della strada in via Ticchioni, di fronte al palazzo in cui viveva.
Nella mattina di ieri, mercoledì 28 luglio, la pm Isabella Cavallari ha conferito l’incarico per l’autopsia alla medico legale Letizia Alfieri, che già aveva eseguito il primo esame esterno sul luogo del delitto. In giornata sono iniziati primi esami strumentali – Tac e radiografie – mentre oggi (giovedì) verrà eseguita l’autopsia vera e propria sulla salma. La consulente ha chiesto 60 giorni di tempo per la relazione.
Le abrasioni e i politraumi – con poca o nulla fuoriuscita di sangue – avevano spinto in un primo momento lo stesso medico a ipotizzare come molto probabile una morte come conseguenza di un investimento stradale, tanto che la Squadra mobile e la procura hanno indirizzato l’indagine verso l’omicidio stradale. Le verifiche effettuate, però, in particolare sulle telecamere presenti nei dintorni e l’assenza di tracce su strada di un impatto e la decisiva testimonianza di un passante che ha detto di aver visto un uomo cadere dal palazzo, hanno riportato in auge l’ipotesi del suicidio: Gjini si sarebbe lanciato dal cornicione del palazzo, proprio il giorno prima di raggiungere la famiglia in Albania per poi portarla in Italia a vivere con lui.
La famiglia, assistita dall’avvocato Alberto Bova, non è convinta che si sia trattato di un suicidio, e ha nominato un proprio consulente per seguire gli accertamenti autoptici, il medico legale Antonio Zanzi.
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