Economia e Lavoro
12 Marzo 2021
La dismissione porterebbe a cascata ripercussioni sull’intero comparto, che occupa nella sola città estense 1600 persone

Eni chiude l’impianto di Marghera, trema l’intero petrolchimico di Ferrara

di Redazione | 2 min

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Eni ha annunciato di voler chiudere definitivamente il cracking del petrolchimico di Porto Marghera e già trema l’intero quadrilatero della chimica. Ferrara in primis.

La notizia era stata comunicata ufficiosamente mercoledì alle segreterie nazionali dei sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. Poi l’amministratore delegato Claudio Descalzi ieri mattina (giovedì 11 marzo) è stato ricevuto dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ed è arrivata l’ufficialità per lo stop dell’impianto in aprile 2022.

Nel pomeriggio di ieri si sono incontrate le rsu di Marghera, lamentandosi di quello che ai più appare come un fulmine a ciel sereno. “Le organizzazioni sindacali – recita il comunicato delle sigle della chimica delle Cigl, Cisl e Uil veneziane – sono fermamente contrarie alla chiusura del cracking perchè sarebbe l’ennesima dismissione senza nessuna garanzia di nuove attività produttive e garanzia occupazionale”. Accanot a questo i sindacati denunciano “la completa insufficienza degli investimenti proposti da Versalis a fronte della chiusura del cracking. Inoltre, parte di questi “nuovi” investimenti fanno parte di accordi presi negli anni precedenti e dall’Eni mai rispettati”.

“Anche perché – spiega da Ferrara il segretario regionale della Uiltec Vittorio Caleffi . era prevista una grande fermata nel 2023 per la manutenzione e tutti pensavano che si trattasse di un piano di consolidamento della struttura impiantistica”.

E invece Eni intende investire su produzioni alternative nella logica della riconversione ambientale ed energetica. Ma ora il rischio è di un collasso a cascata dei petrolchimici di Ferrara, Mantova e Ravenna. E per la chimica estense significa che 1600 posti di lavoro sono a rischio.

Da Marghera dipende infatti la quasi totalità degli impianti di Piazzale Donegani. Se si ferma il segmento dell’etilene si creerebbe una pesante difficoltà nel reperire la materia sul mercato e un costo di produzione più alto.

Vero è che al momento esiste un contratto di fornitura, “che Eni è pronta a rispettare” assicura Caleffi”, ma quel contratto è in scadenza.

E allora “dobbiamo capire, e in fretta – prosegue Caleffi – quali siano le soluzione alternative. Ci batteremo per Marghera sicuramente per chiedere a Eni di tornare sui propri passi e allo stesso tempo dovremo ragionare su come garantire le forniture a Ferrara, Mantova e Ravenna”.

Intanto da Venezia le organizzazioni sindacali chiedono un incontro entro le prossime settimane con l’Eni “perchè ci presenti nei dettagli il piano industriale per lo stabilimento di Porto Marghera. A fronte delle dichiarazioni di Versalis sul futuro delle produzioni del Cracking e della incertezza e preoccupazione che questo causa le OO.SS si riservano di intraprendere ogni iniziativa di protesta e mobilitazione necessaria”.

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