Cento
19 Febbraio 2021
La procura ha chiesto un anno di reclusione per l'ex patron della Baltur a processo per l'omicidio colposo di Giampaolo Brugioni, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico

Morte da amianto, chiesta la condanna per Fava

di Daniele Oppo | 2 min

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In più occasioni era andato sotto casa di lei, suonando ininterrottamente il campanello e pretendendo, dietro la promessa di spaccare tutto o di divulgare video intimi fatti insieme, che lei scendesse. Altre volte l'aveva minacciata di morte per messaggio. Tutto perché lei aveva scelto di interrompere la relazione affettiva che la legava a lui e lui non lo aveva accettato

Cento. La procura ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per Giovanni Fava, ex patron della Baltur di Cento, per la morte di Giampaolo Brugioni, operaio deceduto per mesotelioma pleurico dovuto all’esposizione alle fibre di amianto.

La richiesta di pena, con concessione della sospensione e il riconoscimento delle attenuanti generiche, è arrivata a conclusione di una lunga requisitoria della pm Isabella Cavallari (che ha ereditato il fascicolo aperto a suo tempo dal collega Giuseppe Tittaferrante) nell’udienza di giovedì 18 febbraio, nella quale è stato sentito anche l’ultimo testimone, il direttore generale dell’impresa che forniva l’amianto alla Baltur.

Il giudice Sandra Lepore, dopo aver ascoltato la parte civile, ha rinviato all’udienza dell’8 aprile per le ultime arringhe. In quella data dovrebbe anche sciogliere la riserva sulla richiesta di perizia avanzata inizialmente dal pubblico ministero per verificare la ricostruzione delle mansioni svolte da Brugioni nel corso del tempo e correlarle al grado di esposizione all’amianto e poi per valutare il rapporto di causalità tra l’esposizione e l’insorgere del mesotelioma.

Secondo la procura, stando a quanto emerso finora nel processo, l’esposizione fatale e continuativa alle pericolose fibre di amianto avvenne proprio alla Baltur, dove Brugioni lavorò al 1978 al 1994 occupandosi di assemblaggio e montaggio dei bruciatori nelle caldaie, manipolando delle guarnizioni in amianto, oltre che dei guanti in amianto nelle fasi di test dei bruciatori, senza che vi fosse un adeguato sistema di aspirazione delle polveri. A poco rilevando, secondo il pm, eventuali esposizioni precedenti in altre aziende in cui Brugioni aveva lavorato (Soimi, Riva Mariani ed Eridania).

 

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