Il reato contestato rimane sempre lo stesso, violenza privata continuata e aggravata dall’esercizio della funzione rivestita, ma cambia la scansione temporale che adesso riguarda più episodi da gennaio fino a settembre/ottobre 2015. Si aggrava leggermente la posizione di Luca Nozza, ex comandante della Compagnia dei Carabinieri di Comacchio.
L’accusa, nella sostanza, è quella di aver costretto l’artigiano a eseguire dei lavori recandosi in cantiere anche quando non era fisicamente in grado di farli perché in convalescenza dopo un ricovero ospedaliero, di avergli fatto accettare meno soldi e poi di averlo infine cacciato dal cantiere.
Il pm Andrea Maggioni ha deciso nell’udienza di ieri – giovedì 11 febbraio – di modificare il capo d’imputazione allargando il quadro temporale delle accuse e questo ha portato a uno slittamento del processo, che prevede ora una nuova udienza interlocutoria il 23 marzo, data nella quale la difesa (avvocato Massimiliano Casagrande) potrebbe anche scegliere un rito alternativo.
Il pubblico ministero ha anche depositato una registrazione in cui si sente Nozza minacciare esplicitamente l’idraulico, che al tempo era in convalescenza a seguito di un ricovero in ospedale, con frasi del tipo “se non viene le faccio sequestrare tutto”, “si ricordi che suo figlio l’ho fatto arrestare io e se voglio lo faccio arrestare stasera stessa”, “lei è un porco”.
Il rapporto tra Nozza, che oggi è in forze al Battaglione di Mestre, e l’idraulico fu una parte importate in un altro processo (in cui Nozza era parte civile) che scoperchio per la seconda volta, dopo la famigerata storia del filmino goliardico, i veleni interni all’Arma comacchiese.
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