Cronaca
28 Gennaio 2021
Sivakova Ruzena, madre uno degli assassini del pensionato di Aguscello, è sotto processo per aver raccontato il falso ai giudici e per ricettazione

Falsa testimonianza al processo Tartari, il pm chiede pene severe per “mamma Rosy”

di Daniele Oppo | 2 min

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In più occasioni era andato sotto casa di lei, suonando ininterrottamente il campanello e pretendendo, dietro la promessa di spaccare tutto o di divulgare video intimi fatti insieme, che lei scendesse. Altre volte l'aveva minacciata di morte per messaggio. Tutto perché lei aveva scelto di interrompere la relazione affettiva che la legava a lui e lui non lo aveva accettato

Era probabilmente la basista di quello che sarebbe dovuto essere solo un furto in abitazione, che invece si è trasformato ben presto in rapina e infine in uno dei più efferati omicidi avvenuti a Ferrara, quello di Pier Luigi Tartari ad Aguscello.

Ruzena Sivakova – “mamma Rosy” –  madre di Patrik Ruszo, uno degli autori materiali dell’omicidio, già condannato in via definitiva all’ergastolo, verrà giudicata in abbreviato per ricettazione (da lei venne trovato un televisore rubato dalla ‘banda Pajdek’ in una casa di cura privata)  e falsa testimonianza, proprio nel processo per l’omicidio Tartari.

Il pm Ciro Alberto Savino (che l’aveva indagata anche per l’ipotesi di favoreggiamento) ha intanto chiesto pene severissime: 6 anni di reclusione per la falsa testimonianza e 2 per la ricettazione, entrambe da ridurre di un terzo per via del rito scelto. La difesa – avvocato Patrizia Micai – ha invece chiesto l’assoluzione per entrambi i reati, contestando che alla radice che ‘mama Rosy’ abbia dichiarato il falso: “Si è impappinata, non ha detto il falso e non l’hanno messa a confronto con nessuno. Ha cercato di giustificare il senso delle telefonate. Un conto è non crederci, un conto avere prove per la falsa testimonianza”.

A processo, Sivakova aveva fatto affermazioni non veritiere su alcuni momenti della rapina – dicendo di non aver visto nulla – sia sul coinvolgimento del figlio in essa. In udienza, sentita come testimone perché faceva la badante in una abitazione vicina a quella di Tartari, aveva detto “non sentito nulla, nulla di nulla”, affermando che la siepe divisoria le avesse impedito la vista. Un fatto che secondo la procura non era vero, anche perché in contraddizione con quanto da lei stessa raccontato a un’altra testimone – alla quale disse di aver sentito il povero Tartari urlare “lasciatemi in pace, cosa volete da me?” e al suo compagno, a cui raccontò di aver sentito il pensionato gridare “non ho niente” dall’interno dell’abitazione. A Ivan Pajdek – che affermò di essere stato perfino visto da ‘mamma Rosy’ mentre andava e veniva da casa Tartari – chiese addirittura conto sia dell’esisto della rapina sia del perché aveva sentito tutto quel trambusto.

Con lei avrebbe dovuto essere processata anche ‘zia Agata’, ovvero la cugina Agata Farkasova, ma è irreperibile e la sua posizione è stata stralciata.

Il gup Vartan Giacomelli ha rinviato l’udienza all’8 febbraio per eventuali repliche delle parti. Per quella data è prevista anche la sentenza.

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