Cronaca
22 Febbraio 2020
Per l'accusa il paziente era a rischio ma non venne previsto un ricovero sotto sorveglianza o con misure di contenimento adeguate

Anziano morì dopo una caduta in clinica, medico a processo

di Daniele Oppo | 2 min

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Una caduta forse evitabile è al centro del processo che vede un medico di una clinica privata cittadina imputata di omicidio colposo per la morte di un anziano paziente.

Secondo l’accusa, all’atto del ricovero, avvenuto il 15 maggio del 2015, la dottoressa, 66 anni, non avrebbe seguito diligentemente le linee guida per i pazienti a rischio caduta, come era il caso di Franco Mantovani, all’epoca 89enne e con diverse patologie a carico, tra le quali il Parkinson – la cui famiglia è assistita dall’avvocato Alessandro Gabellone – che non venne messo sotto la sorveglianza del personale sanitario, né ricoverato in un letto adeguato, basso e/o con le spondine di contenimento. Tutto ciò nonostante dall’apposita scheda compilata al momento dell’ingresso nella clinica fosse emerso che era un paziente ad alto rischio, come pare fosse stato segnalato anche dall’ospedale del Delta dal quale arrivava. La figlia, secondo quanto denunciato, si offrì proprio per questo anche di prestare la sorveglianza notturna, ma le venne risposto che non era il caso.

Fatto sta che Mantovani cadde la notte, non è chiaro se direttamente dal letto o dopo essersi alzato forse per andare in bagno. I sanitari scrissero che lo trovarono seduto per terra, vigile e con i quattro arti in mobilità spontanea.

La caduta, invece, gli causò la frattura composta del femore, inoperabile, che lo costrinse a letto fino alla morte, sopraggiunta il 14 giugno successivo all’ospedale di Cona dove era stato infine trasferito.

Anche per via del fatto che non venne effettuata un’autopsia, i due consulenti nominati dalla procura (i medici legali Salvatore Tarantino e Antonio Regazzo) non hanno accertato con sicurezza un nesso causa-effetto tra la rottura del femore (e dunque la caduta) e la morte, anche perché l’uomo era molto anziano e portatore di altri problemi di salute, ma hanno lasciato la finestra aperta dato che l’allettamento forzato venne identificato al tempo dai medici fra le concause del decesso.

Venerdì mattina avrebbe dovuto iniziare veramente la fase istruttoria del processo con l’escussione dei testimoni, tra i quali la figlia di Mantovani, ma un legittimo impedimento dell’imputata – difesa dall’avvocato Claudia Pelà – ha comportato un rinvio al prossimo 23 settembre.

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