Spettacoli
7 Novembre 2019
Mercoledì 13 novembre al Teatro Nuovo lo spettacolo del grande storyteller

Federico Buffa e quel “rigore che non c’era”

Federico Buffa
di Daniele Oppo | 2 min

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Federico Buffa

Federico Buffa

Fino a qualche anno fa era un personaggio di culto noto quasi esclusivamente ai ‘malati’ di basket Nba: le sue storie americane durante il commento tecnico delle partite su Tele+ e poi su Sky facevano sognare gli appassionati (spesso nottambuli). Oggi non ha più bisogno di essere presentato Federico Buffa, ché quelle doti da incredibile storyteller sono conosciute ormai da tutti.

Mercoledì 13 novembre sarà di nuovo a Ferrara, alle 21 al Teatro Nuovo, con un testo che parte da storie sportive per diventare poi un affresco storico, poetico, musicale.

Già, perché Buffa da giornalista e telecronista si è trasformato in qualcosa di più o forse ha semplicemente lasciato esondare la sua dote più grande, quella di essere un “narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni”, per usare le parole di Aldo Grasso sul Correre della Sera. Un narratore che da anni ormai gira per i teatri per raccontare storie sportive, che non sono solo storie sportive.

“Il Rigore che non c’era” è lo spettacolo che andrà in scena al Nuovo, una riflessione sul destino, sulle sliding doors della vita, quando ci ritroviamo davanti a un bivio e da lì tutto cambia.

Il “Rigore” allora è il punto di svolta per le storie di Buffa che racconta la vita di chi ha scelto prima che l’arbitro fischiasse: Garrincha e il Loco Housemann che svendono la loro vita scintillante a una bottiglia, Mandela che decide di resistere 27 anni in carcere,  Billie Holiday che canta “Strange fruits” negli stati del sud, Lebron James o di Colin Kaepernick che cantano della stessa cosa sui rispettivi campi da gioco.

Ma lo storyteller è dentro un Purgatorio, dove un pianista – Alessandro Nidi – suona la musica e uno speaker radiofonico – Marco Coronna – lancia domande ma non dice a Buffa che da quel posto non si può uscire. Mischiano le carte, fanno scegliere al caso, come nella vita: cosa sarebbe successo se Picasso avesse finito il blu? E Von Braun fosse rimasto in Germania, la Luna sarebbe mai stata conquistata? E i Beatles sarebbero stati così magnifici se Ringo Starr non avesse incontrato gli altri tre? Come sarebbe il mondo se JFK non avesse usato la decappottabile quel pomeriggio a Dallas? A guidare le danze è una donna – Jvonne Giò – che canta e conduce tutti verso un dubbio: davvero il destino ci lascia scelta?

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