Gentile Direttore,
vorrei esprimere un pensiero su quanto si sta leggendo ormai da giorni sui giornali circa quanto è avvenuto alla Sacra Famiglia. Io non sono un parrocchiana, ma una persona che ha avuto modo in diverse occasioni di entrare in contatto con la parrocchia della Sacra Famiglia.
Credo di aver capito che il nocciolo della questione contestata al vescovo sia nella modalità dell’applicazione del suo potere. Mons. Perego, come ogni vescovo, può spostare chiunque, ma un conto è farlo tenendo conto della sensibilità degli altri, avendo cura di assicurare la sua presenza, il suo appoggio e aiutando i parrocchiani; un conto è decidere senza una parola di conforto e vicinanza.
Papa Francesco da tempo insiste con i suoi vescovi sull’importanza di essere vicino alla gente. Per me, che sento la Chiesa lontana dalla realtà della vita quotidiana perché ancora legata a vecchi metodi e stili più impositivi, le parole di papa Francesco avevano dato la speranza di una Chiesa più umile e sensibile. Da quello che emerge dai giornali e dalle voci che si sentono in giro, non sembra che le cose stiano esattamente così.
Ho avuto modo di imbattermi nella Sacra Famiglia per varie ragioni e sono rimasta impressionata dal loro senso di famiglia, dal giro di giovani, dal giro di bambini. Una persona come don Mauro, che a piccoli passi stava facendo riavvicinare molti come me, avrebbe dovuto essere mantenuta lì, sia per rispetto al suo lavoro silenzioso e sia per il rispetto alle persone.
Immagino che anche a Mesola ci sia bisogno, ma non per questo bisogna sconvolgere una parrocchia che ha da poco una sacerdote. Ci sono tante parrocchie che da anni hanno il privilegio di avere i loro parroci (anche loro bravissimi) come guide, alcune da più di 20 anni.
E allora perché muovere proprio don Mauro? È l’unico prete capace di andare a Mesola? È grave per gli altri preti dare questa sensazione alla gente! Oppure perché non ci vuole andare nessuno? Altrettanto grave anche far pensare questo! Di sicuro l’unico messaggio certo che è passato è la mancanza di umanità nei confronti di una parrocchia che mai si è lamentata ma ha sempre lavorato in silenzio (da che io mi ricordi), oltre alla indelicatezza nei confronti di un sacerdote come don Mauro, così buono da sottostare in silenzio.
Allora, a un certo punto, davanti a tante manifestazioni da parte di parrocchiani e no, non si può ignorare e tirare dritto. Bisognerebbe avere il coraggio di ripensare alle scelte fatte; persino i politici a volte ci ripensano e la Chiesa tante volte chiede di essere ascoltata dagli ambienti politici, quando ritiene si stia compiendo un atto sbagliato.
Sarebbe questo il momento di dare realmente il buon esempio, perché le parole siano accompagnate dai fatti. Lasciare don Mauro, ancora tanto necessario alla Sacra Famiglia, sarebbe un veramente un atto di umiltà, un’azione che insegnerebbe alla società intera e alla politica, l’umiltà di servire il prossimo, di ascoltare le sue istanze e non di utilizzarlo come oggetto.
Quanto è accaduto mi sta facendo ricredere sulle parole di “Chiesa vicino alla gente di qualsiasi razza e provenienza”. Alla fine è sempre vero il detto: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Chissà se papa Francesco agirebbe con tale distanza dai suoi fedeli e da i suoi confratelli… Mi scuso per questo sfogo, ma sono dispiaciuta e scandalizzata davanti a tutto questo e io non sono una assidua frequentatrice.
M. Ferraresi