Spettacoli
26 Giugno 2019
Le ballate della cantautrice austriaca risuonano in stereofonia tra le mura del Castello: una potenza vocale e orchestrale per l'unico concerto estivo in Italia

Soap&Skin, un angelo dark che si fa catarsi a Ferrara sotto le stelle

di Elisa Fornasini | 2 min

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La chiamano la regina della scena dark-alternative ma quando sale sul palco di Ferrara sotto le stelle, con le luci della sera a illuminare il cortile del Castello, con un look total white, viso pulito, capelli tinti di chiaro e un fil di voce per ringraziare i presenti, pare più un angelo. Eppure, appena inizia a cantare, bisogna ricredersi: la potenza vocale c’è tutta, è davvero sorprendente, e ammutolisce il pubblico che la ascolta in religioso silenzio.

È il miracolo di Soap&Skin, nome d’arte della cantautrice austriaca Anja Franziska Plaschg, che in un’epoca in cui è tutto di facciata ci riporta alla vera essenza dell’animo umano, o almeno di quella parte cupa e tormentata che sfugge ai flash dei fotografi. I fan hanno imparato ad apprezzare la sua introversione e delicatezza e accolgono l’unica data estiva in Italia con un’ovazione, ancora più forte di quella riservata nella precedente esibizione del 2012 al parco Massari, prima di rintanarsi nelle pieghe della sensibilità che albeggia dentro ognuno di noi.

Le ballate oscure e seducenti risuonano in stereofonia tra le mura del Castello, fin dai brani d’apertura This Day, Athom, Creep e Foot Chamber, tratti dal terzo e ultimo album From Gas to Solid/You Are My Friend dove le atmosfere intime vengono squarciate da dissonanze elettroniche che trasformano la fragilità in un punto di forza.

La voce algida di Soap&Skin è magnificamente accompagnata da 7 elementi che tra pianoforte, violino, viola, violoncello, contrabbasso, trombone, tromba, percussioni e strumenti elettronici ricreano una orchestra sperimentale e inclusiva, che ti colpisce dentro anche nel viaggio nel passato ai tempi del disco d’esordio Lovetune for Vacuum del 2009 (di cui è stata riproposta Cinthya) e del secondo Narrow del 2012 (relegato in Wonder e Vater).

L’assenza dalle scene per sei anni – tanto separa l’uscita dell’ultimo album del 2018, catartizzato in Safe With Me, Italy, Heal e Surrounded – non ha minato la potenza espressiva di Soap&Skin che si lascia andare in diverse cover di grande spessore: Voyage Voyage di Desireless, Goodbye di Apparat, Me and the Devil Blues di Robert Johnson, Mawal Jamar di Omar Souleyman, Gods and Monsters di Lana Del Rey. Incantevoli le versioni personali di Pale Blue Eyes dei The Velvet Underground e What a Wonderful World di Louis Armstrong, cantata seduta sul palco a contatto col pubblico, perfetta chiusura dell’ultimo disco e del concerto sotto le stelle.

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