Cento
5 Maggio 2019
Balboni: "Restituiamo la memoria a una delle pagine più atroci della guerra civile"

Giorgia Meloni a Cento per ricordare i fratelli Govoni

di Redazione | 2 min

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Cento. Lunedì 6 maggio Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, sarà a Cento per incontrare i famigliari dei sette fratelli Govoni e per ricordare con loro l’anniversario di quella barbara strage.

L’incontro con i famigliari delle vittime avverrà alle 15 in corso Guercino 52B. Successivamente Meloni si recherà – accompagnata dai famigliari e dai parlamentari emiliani FdI Alberto Balboni, Tommaso Foti e Ilenya Lucaselli – presso il cimitero di Pieve di Cento per deporre un fiore sulla tomba dei fratelli Govoni.

A spiegare le ragioni dell’iniziativa è lo stesso Balboni: “In pochi ricordano che i sette fratelli Govoni furono trucidati da una banda di partigiani comunisti l’11 maggio 1945, a guerra ampiamente conclusa. È una delle pagine più atroci della guerra civile, ma la loro storia non è citata dai libri di scuola, per loro non c’è un museo, le scolaresche non vengono portate a vedere dove vissero e dove morirono, le istituzioni evitano accuratamente ogni commemorazione”.

Lo scopo è proprio quello di restituire questa pagina di storia alla memoria: “La loro memoria – come quella di altre migliaia di vittime innocenti che ebbero il solo torto di trovarsi dalla parte dei vinti – sopravvive solo per l’interessamento dei famigliari. Eppure la loro tragedia è emblematica dell’atmosfera di violenza, terrore e omertà che all’epoca regnava nel cosiddetto triangolo della morte e non solo. Colpevoli di essere ritenuti fascisti, anche se soltanto due dei fratelli risposero alla coscrizione obbligatoria della Rsi, furono prelevati dai comunisti e sottoposti a sevizie indicibili e infine strangolati. E ciò nonostante fossero stati appena prosciolti dal Cln, che non aveva ravvisato alcuna colpa a loro carico”.

Ida, la più giovane di loro, che aveva appena vent’anni e non si era mai interessata di politica, fu prelevata mentre stava allattando la figlia di due mesi e brutalmente assassinata assieme ai fratelli e ad altre 49 persone, colpevoli soltanto di non essere comuniste. Tra di loro anche Giacomo Malaguti, che aveva combattuto nell’esercito del Sud a fianco degli Alleati.

“Dopo il massacro, molti sapevano ma tutti tacevano, nel terrore di nuove vendette e omicidi – prosegue Balboni -. Solo nel 1949 i componenti della brigata comunista che si era macchiata della strage furono denunciati, ma nel frattempo gli assassini si erano già messi al sicuro in Cecoslovacchia grazie all’aiuto del Partito Comunista. A tanti anni di distanza, sarebbe giusto che si ricordasse anche questa tra le tante pagine tragiche della guerra civile, per ricomporre finalmente la memoria lacerata della Nazione tributando a tutte le vittime innocenti e dimenticate, anche quelle tra i vinti, l’omaggio che meritano”.

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