
Sergio Alberti (archivio)
“Ho aspettato questa giornata per quasi cinque anni e oggi finalmente è arrivata”. È un peso non piccolo quello che Sergio Alberti, ex consigliere regionale ferrarese di Uniti per l’Ulivo, si toglie con l’assoluzione piena per il caso ‘spese pazze” in Regione negli anni 2005-2010.
Mercoledì mattina il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bologna, Grazia Nart, ha pronunciato sentenza di assoluzione per Alberti (difeso dall’avvocato Marco Linguerri), accusato di aver intascato in maniera illegittima 115mila euro di rimborsi regionali. Con lui è stato assolto anche Paolo Zanca, che come Alberti aveva scelto il rito abbreviato. Il giudice ha dichiarato invece non luogo a procedere per Stefano Casadei, che aveva optato per il rito ordinario.
Crolla così il ‘teorema’ della pm di Bologna Morena Palazzi che, al termine della discussione (avvenuta all’udienza del 5 febbraio scorso) aveva chiesto, rispettivamente, due anni e sei mesi per Zanca e due anni e quattro mesi per Alberti.
“La decisione del Giudice di assolvermi ‘con formula piena’ credo sia la ricompensa più grande che mi poteva essere data a fronte delle sofferenze patite a causa di questo processo”, commenta Alberti, che è stato assessore sia provinciale che comunale a Ferrara, segretario provinciale del Psi di Ferrara, e fino al 2017 è stato amministratore di Fer.
“Non credo a chi, sottoposto ad inchiesta, si dichiari sereno. Io sapevo con certezza di non aver commesso nulla di irregolare ma, oramai, troppi sono i casi di vite rovinate dalla sola esistenza di una indagine, magari poi finita in nulla, come nel mio caso – afferma ancora -. Per questo motivo non posso certo dire di essere stato ‘sereno’ in questi anni. Oggi, però, posso e vorrei dire grazie a quel giudice che ha giudicato con la serena obiettività che si conviene a chi decide del destino di una persona. Con la sua decisione recupero la dignità di 40 anni di vita dedicata alle istituzioni, con umiltà, impegno e passione. Un grazie particolare – conclude Alberti – anche al mio avvocato, Marco Linguerri, coadiuvato da mia figlia Alessandra, che, come me e più di me, hanno sempre creduto in questo risultato”.
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