“La nostra gente è allo stremo, non può più attendere e ha la necessità di una risposta rapidissima da parte sua”. È la fine della lettera che l’associazione Risparmiatori azzerati di Carife e il Movimento risparmiatori traditi hanno inviato al ministro dell’Economia Giovanni Tria, chiedendogli risposte rapide sul Fondo per gli indennizzi previsto nell’ultima finanziaria. Ed è una frase che evidenzia tutta l’urgenza di una situazione che si trascina dalla fine del 2015 e sulla quale si è creata un’impalcatura di promesse elettorali, di provvedimenti sempre zoppi e roboanti annunci, scioltisi come neve al sole in questa primavera anticipata.
Una lettera di chi oggi sente il brivido del tradimento subito, soprattutto dopo aver “sempre preso parte alle sedute delle cabine di regia istituite dai sottosegretari Villarosa e Bitonci sin dal 2018, al fine di giungere alla definizione partecipata del decreto applicativo sugli indennizzi”. Una mazzata ulteriore per chi, da quel fatidico novembre 2015, ha sostenuto dal basso i 32mila risparmiatori azzerati della Carife: 28.000 azionisti e circa 4.000 obbligazionisti su una popolazione di 350.000 persone, come ricordano le associazioni a Tria.
“Siamo veramente preoccupati dal forte ritardo di tutte le scadenze annunciate o fissate nel corso dell’ultimo anno dal governo – scrivono azzerati e risparmiatori traditi -; infatti hanno subito slittamenti, ritardi e non esiste alcuna comunicazione ufficiale riguardo all’iter del decreto attuativo in corso, ampiamente discusso e partecipato con i sottosegretari del suo ministero. Inoltre, cosa importante, i vicepremier Salvini e Di Maio, all’evento dei risparmiatori di Vicenza del 9 febbraio scorso, avevano promesso l’emanazione del decreto entro una settimana – fanno notare le due associazioni, che da un mese ormai aspettano quella settimana -. Quale che sia il motivo del ritardo, ormai tra i risparmiatori la delusione si fa sempre più esplicita”.
“Siamo inoltre preoccupati dalle sue dichiarazioni che abbiamo letto in questi giorni sulla stampa e in particolare il fatto che si dichiara che ‘il bail-in che ha messo in ginocchio il sistema del risparmio è stato imposto dalla Germania al Governo Letta in cambio di flessibilità sullo spread’”, scrivono ancora le associazioni riferendosi a parole che Tria ha poi dovuto chiarire con una nota ufficiale, rimangiandosi le accuse alla Germania e sostenendo di aver usato “un’espressione evocativa ma infelice”, volendo solo “fare riferimento a una situazione oggettiva in cui un rifiuto isolato dell’Italia di approvare la legislazione europea sul bail-in avrebbe potuto essere facilmente interpretato come un segnale dell’esistenza di seri rischi nel sistema bancario italiano”.
I firmatari e le firmatarie della lettera (qui in versione integrale) rivendicano comunque di aver da subito visto un’incompatibilità tra bail-in e ordinamento italiano, soprattutto per l’applicazione “retroattiva” nel caso di Carife, per loro “letteralmente distrutta” già con il commissariamento e con il mancato intervento del Fitd.
“La storia particolare della nostra comunità, i conclamati errori e le ingiustizie commesse in passato, in questi tre lunghi anni sono stati raccontati in tutte le sedi istituzionali fino allo sfinimento”, dicono le associazioni a Tria al quale ricordano di aver “intrapreso con il suo Ministero una fattiva collaborazione per addivenire al decreto attuativo sugli indennizzi, ma ad oggi non si vede alcun risultato”.
E, nel silenzio, passano i giorni, le settimane e i mesi e con essi la pazienza. Intanto gli azzerati annunciano per sabato 9 marzo un presidio in piazzetta Colomba di via Ripagrande, alle ore 10, sotto lo slogan “indennizzo ai risparmiatori, decreti attuativi subito”.
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