Cronaca
23 Gennaio 2019
Il decesso dell'uomo avvenuto dopo due ricoveri all'ospedale a causa di una sepsi che secondo la procura fu diretta conseguenza delle lesioni riportate nel sinistro stradale

Anziano morì due mesi dopo l’incidente, donna accusata di omicidio stradale

La scena dell'incidente
di Daniele Oppo | 2 min

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Da una denuncia per lesioni da trattare davanti al giudice di pace si è passati a un ben più complicato processo per omicidio stradale aggravato dall’omissione di soccorso e dalla fuga. Non è però un percorso lineare quello che ha portato alla sbarra, con accuse pesantissime, una donna di 58 anni.

Ieri, martedì 22 gennaio, si è tenuta la prima udienza davanti al gup Carlo Negri che ha rinviato l’ha rinviata a giudizio. Il tutto prende le mosse da un incidente stradale avvenuto in viale Savonuzzi, a Pontelagoscuro, nell’aprile del 2017. Secondo alcuni testimoni, la vittima, Mario Baccara (i cui familiari si sono costituiti parte civile) percorreva la strada in bicicletta e cadde a terra a seguito dell’apertura dello sportello della propria auto da parte dell’imputata (difesa dagli avvocati Enrico Segala e Beatrice Fabbri).

Subito venne chiamata un’ambulanza e attorno all’anziano ultraottantenne si riunì immediatamente un capannello di persone per aiutarlo e assisterlo, compresa l’imputata, fino all’arrivo dell’ambulanza che ripartì poi alla volta dell’ospedale di Cona. Alla donna viene contestata però anche la fuga per non essersi fermata ad allertare le forze dell’ordine e farsi identificare dopo l’incidente, oltre che l’omissione di soccorso.

I familiari della vittima presentarono inizialmente una denuncia per lesioni, ma solo dopo aver appreso della possibile dinamica sulla stampa. Denuncia per lesioni perché l’uomo non morì a seguito dell’incidente, e anzi, dopo essere stato trasferito dall’ospedale di Cona alla Quisisana, venne dimesso a maggio e rimandato a casa. Qualche giorno dopo, però, venne nuovamente ricoverato al Sant’Anna per una presunta sepsi, poi mandato nuovamente alla Quisisana e, visto l’aggravarsi delle condizioni, riportato a Cona dove spirò il 29 giugno.

Secondo la Procura – che ha fatto eseguire un’autopsia sulla salma dell’uomo – nonostante le prime dimissioni, l’infezione e dunque la morte di Baccara è da addebitarsi alla condotta colpevole dell’imputata ed è stata conseguenza diretta dell’incidente stradale. Il processo stabilirà quale sia la verità.

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