Grattacielo: “Si aspettava solo la miccia”
Una ex residente denuncia lo sgombero del Grattacielo di Ferrara come un trauma umano e sociale, accusando clima di razzismo e responsabilità condivise
Una ex residente denuncia lo sgombero del Grattacielo di Ferrara come un trauma umano e sociale, accusando clima di razzismo e responsabilità condivise
"Il fatto che non si siano trovate soluzioni è abbastanza surreale". L'ex ministro Andrea Orlando (Pd) a Ferrara per parlare di sviluppo economico del territorio interviene brevemente anche sullo sgombero del Grattacielo
Riceviamo e pubblichiamo integralmente le dure critiche rivolte al sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, dai Volontari e Volontarie Comitato Torri ABC Grattacielo, che contestano le dichiarazioni pubbliche rilasciate dal primo cittadino in merito alla situazione del Grattacielo e alle operazioni di sgombero
"Evitiamo di dire che va tutto bene, nel nostro paese ci sono crisi industriali spesso non presidiate dal governo ed è molto importante portarle all'attenzione". È da qui che Andrea Orlando (Pd) parte nel delineare la situazione economica italiana e ferrarese
Dopo lo sgombero delle torri A e C del Grattacielo, concluso giovedì 12 febbraio, la tensione si è spostata dai piani dell'edificio ai social network. Al centro della polemica, due fotografie pubblicate dal sindaco Alan Fabbri nei commenti al proprio post serale
di Simone Pesci
“Aldo, dove sei?”. La voce del consigliere comunale di Gol di Francesco Rendine taglia l’aria che sferza fra i banchi del mercato di piazza Bruno Buozzi, a Pontelagoscuro. L’Aldo che va tanto ricercando Rendine è Modonesi. L’intento del consigliere, infatti, è quello di consegnare all’assessore comunale alla Sicurezza le chiavi del suo appartamento di via Ricostruzione 88 di Pontelagoscuro, dentro il quale, spiega Rendine ai cittadini tramite dei volantini informativi, il “Pd afferma che ci sono dei clandestini, ma a noi non risulta”.
Per Gol, quindi, non ci sarebbero giri loschi: “Vero – grida al megafono il consigliere comunale catturando gli sguardi attoniti e torvi dei passanti – che l’appartamento è il mio, ma la notizia dell’arresto di una persona il 14 o il 15 novembre l’ha detta Modonesi. E se non c’è nessun arresto chi ne risponde?”.
Con tono provocatorio, Rendine prosegue la sua arringa, con le chiavi dell’appartamento di via Ricostruzione strette in pugno: “Abbiamo dato appuntamento a Modonesi qui per consegnargli le chiavi in modo che possa fare dei controlli in quella proprietà. L’assessore che deve garantire la sicurezza è lui, e io non ho alcun titolo per entrare in un appartamento regolarmente affittato, con contratto registrato il 1° settembre”. E ancora: “ll sindaco e l’assessore mi chiedono di fare segnalazioni in procura, ma per legge spetta a loro”.
“Lei sta blaterando, io so come lavora ed è un chiacchierone” osa un passante, senza tuttavia ottenere una reazione scomposta da Rendine che, anzi, controlla di tanto in tanto l’orologio per accertarsi che Modonesi, o un suo delegato, si palesi entro l’ora stabilita per consegnare ufficialmente le chiavi.
Il passaggio, però, non è avvenuto e dopo un’ora passata a invocare i rappresentanti comunali Rendine se ne è andato con ancora in tasca le chiavi della proprietà di via Ricostruzione.
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