
(foto di archivio)
Inizierà davvero il 18 gennaio del 2019 il processo per la morte di Claudio Bucci, il 29enne rimasto folgorato dopo aver urtato i cavi dell’alta tensione mentre lavorava su un campo a Pontemaodino, nel febbraio del 2015.
Alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo e violazione delle norme per la sicurezza sul lavoro, ci sono il proprietario dell’azienda agricola Fratelli Garbin di Chioggia, Antonio Garbin (difeso dall’avvocato Alessandro Falzoni), e il dipendente Paolo Sturaro (avvocato Falzoni), oltre al datore di lavoro della vittima, Fabio Zanetti di Bertinoro dell’omonima ditta Zanetti (difeso dall’avvocato Marco Martines). Martedì mattina, davanti al giudice Luca Marini, si è celebrata l’udienza filtro con l’ammissione delle prove e delle liste testimoniali di procura e difese.
Quel giorno Bucci stava scaricando del letame nel campo coltivato quando il suo camion è rimasto intrappolato nel fango. Ad aiutarlo intervenne Sturaro per trainare il camion con il suo trattore fino alla strada, ma dopo alcuni metri il cassone ancora aperto toccò i fili dell’alta tensione. Bucci dapprima scese, poi risalì in cabina, subendo una forte scarica elettrica entrando in contatto con la carrozzeria del mezzo.
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