Stellata. Se responsabilità di ci sono state per la tragica morte dell’operaio Tarik Naouch, queste non sono da attribuire a progettista e collaudatore del capannone dell’Ursa, crollato a seguito della scossa sismica del 20 maggio 2012. È questa la conclusione a cui è arrivato il pm Ciro Alberto Savino, che ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo per il progettista Pierantonio Cerini (difeso dall’avvocato Corrado Brilli del foro di Arezzo) e Mauro Monti (avvocato Lorenzo Valgimigli del foro di Ravenna), ingegnere capo della Provincia e collaudatore dei capannoni.
Discorso diverso, invece, potrebbe valere per il datore di lavoro: nei mesi scorsi gip – in un procedimento separato – ha infatti restituito gli atti al pubblico ministero (incaricata al momento è il sostituto procuratore Isabelle Cavallari) per un approfondimento d’indagine. L’argomento è stato toccato dal pm Savino, che porta avanti la tesi che, dopo il 2003, quando vennero aggiornate le mappe sismiche, i datori di lavoro abbiano assunto una posizione di garanzia nei confronti dei dipendenti per tutelare la loro vita, con un corrispondente obbligo di adeguare gli stabilimenti industriali alla normativa antisismica.
L’assoluzione per progettista e collaudatore è una richiesta diversa da quella presentata dallo stesso sostituto procuratore nel caso, ad esempio, della Tecopress (dove sono arrivate condanne solo per la parte datoriale, mentre i tecnici sono stati assolti) ma legata alla stessa linea interpretativa: in questo caso, e a differenza di Tecopress, il capannone per il pm era stato progettato e realizzato a regola d’arte, prevedendo le dovute giunture tra travi e pilastri, in grado di far resistere meglio l’immobile a sollecitazioni per le quali non era stato (e non doveva essere) progettato nel 2001, come quelle sismiche.
Un’interpretazione che ha colto il favore delle difese degli imputati – l’avvocato Valgimigli si è domandato in modo accorato perché prendersela con i due tecnici e non «con chi, con grave ritardo, ha fatto la classificazione sismica di questo territorio».
La parte civile (avvocato Cristina Tassinari per i familiari della vittima) è rimasta così sola nel sostenere l’accusa, fondata, in sintesi, sull’assenza di armatura alla base del pilastro H5, che proprio per questo avrebbe ceduto comportando il crollo fatale per Tarik Naouch.
La decisione del giudice Sandra Lepore arriverà il 17 luglio, data alla quale è stata aggiornata l’udienza per eventuali repliche e per la lettura della sentenza.
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