La sentenza arriverà l’8 maggio, a quasi sei anni di distanza da quel tragico 20 maggio 2012, quando il sisma che colpì l’Emilia Romagna distrusse un capannone della Tecopress di Dosso e si portò via la vita di Gerardo Cesaro. Nel frattempo lo stesso processo, che vede alla sbarra cinque imputati accusati di omicidio colposo e mancato rispetto delle norme per la sicurezza sul lavoro, ha dato spazio a una novità, quasi un colpo di scena: il risarcimento del danno per la famiglia di Cesaro.
Non sono noti i termini dell’accordo economico, nessuna delle parti ha deciso di divulgarli, ma di certo la svolta processuale non costituisce motivo di gioia per Catia Zuccheri, moglie di Cesaro, e suo figlio: “Mio marito non c’è più, niente ce lo riporterà indietro”, commenta. D’altronde non è mai stato il denaro il suo obiettivo ma, come disse a margine dell’ultima udienza, la sua battaglia è per “avere giustizia, non un risarcimento”. “L’unica cosa che fa rabbia – rimarca infine – è che continuino a dire che i capannoni non c’entrassero, quando invece devono essere sicuri per i lavoratori”.
Il risarcimento però c’è stato – vanno solo formalizzati gli ultimi dettagli – e avrà un effetto nel processo che è quello della revoca della costituzione di parte civile. Una svolta che il pm Ciro Alberto Savino ha giudicato positivamente senza che però questo cambi il giudizio sul merito del processo: “Prendo atto con soddisfazione di questa iniziativa – ha affermato in udienza, giovedì pomeriggio – ma non cambio le mie richieste di pena”.
La procura aveva chiesto pene minime con tutte le attenuanti e i benefici possibili: 4 mesi per i due progettisti del capannone originario (anno 1992) Dario Gagliandi e Antonio Proni e per il collaudatore Modesto Cavicchi e 6 mesi per il legale rappresentate di Tecopress, Enzo Dondi e la responsabile della sicurezza Elena Parmeggiani, a favore della quale l’avvocato Riccardo Caniato ha preso la parola, nella tarda mattinata di giovedì pomeriggio, nell’ultima arringa difensiva in programma con cui – dopo aver ripercorso la complessa normativa sulle costruzioni e sulla sicurezza e ricordato le archiviazioni nel Modenese – ha chiesto l’assoluzione piena per la sua assistita.
La prossima udienza, fissata per l’8 maggio, sarà quella finale con le repliche del pubblico ministero, probabile contro-replica di almeno uno dei difensori e sentenza da parte del giudice Vartan Giacomelli.
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