Portomaggiore. Nel dicembre 2014 in un blitz dei carabinieri del Norm venne arrestata, insieme alla figlia, con l’accusa di estorsione ai danni di un agricoltore. Tre anni e mezzo dopo i giudici la mandano assolta perché il fatto non costituisce reato.
Finisce così la disavventura giudiziaria di Maria Grazia Canton, 52enne imprenditrice agricola della provincia di Vicenza, finita alla sbarra per estorsione nell’ambito dell’assegnazione dei finanziamenti comunitari all’agricoltura (i fondi Pac). Tutto nacque proprio con la richiesta dei fondi: sia lei che il proprietario effettivo avevano fatto domanda per lo stesso terreno, sul quale la signora vantava un contratto di affitto, portando così a una situazione di stallo nell’assegnazione.
Successivamente si scoprì che il contratto d’affitto era sostanzialmente falso, perché sottoscritto da una persona deceduta anni prima. La signora Canton – difesa in giudizio dall’avvocato Anna Sambugaro del Foro di Vicenza – allora si tirò indietro dalla domanda di assegnazione in modo da sbloccare l’assegnazione dei finanziamenti, chiedendo però in cambio una quota di denaro pari a 5mila euro come compenso per gli investimenti e il lavoro già svolto sul terreno. Le cose sembravano essersi sistemate, ci furono delle scritture private e le parti si incontrarono nella sede Coldiretti di Portomaggiore per formalizzare l’accordo. Solo che l’agricoltore si presentò solo con circa 3mila dei 5mila euro pattuiti.
Per ottenere la seconda tranche, invece, la signora venne contattata dall’avvocato a cui si era rivolto l’agricoltore: nel suo studio avrebbe trovato i 2mila euro rimanenti. Trovò invece i carabinieri e le manette, che raggiunsero i polsi anche della figlia, Elisa Traverso, nota per i numerosi concorsi di bellezza vinti (la sua posizione processuale è stata definita con un patteggiamento). Per i giudici, però, la sua richiesta di denaro non fu maliziosa né malintenzionata. Nessuna estorsione.
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