Export, Ferrara rallenta nella crescita regionale
Nel 2025 l'export dell'Emilia-Romagna raggiunge gli 84,2 miliardi di euro con una crescita dell'1,3% rispetto all'anno precedente, secondo i dati di Confindustria
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Cento. L’indiscrezione che vorrebbe l’abbandono della produzione diesel da parte del gruppo Fca per spostarsi vero i motori ibridi – pubblicata dal Financial Times – non dovrebbe colpire nel breve periodo lo stabilimento Vm di Cento, che produce motori diesel di alta cilindrata per le categorie premium/commerciali: quelli destinati al mercato Usa (in particolare per il Dodge Ram 1500) e per Maserati.
Su questo la rassicurazione arriva da tutti i sindacati confederali, da quelli firmatari dell’accordo aziendale (Uilm-Uil e Fim-Cisl) a quelli che sono rimasti fuori, come la Fiom-Cgil, pur rimanendo ampie le differenze sulla portata a medio-lungo termine di una conversione, totale o parziale, verso l’elettrico che prima o poi arriverà, con la Fiom che chiede un confronto sul futuro.
“Vm – spiega Paolo Da Lan, segretario provinciale della Uilm-Uil – produce per il mercato americano, fa motori sopra il 2.500 di cilindrata: è un mercato che si sta consolidando nel diesel, tanto è vero che Ford ha un modello di punta, l’F150, convertito da benzina a diesel. Il dato vero è che probabilmente si andrà verso una sorta di diesel più sofisticato da qui al futuro, con l’innesto di ibridi. Questo è confermato dall’investimento di Mercedes da 4,7 miliardi di euro per la produzione di quattro motori due dei quali diesel per la fascia premium”. Per Da Lan lo spostamento verso l’elettrico dal 2022 “potrà essere valido sulla piccola cilindrata, perché lì non è competitivo il diesel. Ma lo si sapeva, Fiat lo dice da un anno e mezzo”. A detta del segretario Uilm, Vm potrebbe avere chance di aggiungere anche un nuovo motore diesel: “Ad aprile 2019 dovrebbe essere industrializzato il nuovo 6 cilindri e nel 2023 potrebbe esserci ancora un altro modello. Io credo che probabilmente, se si fanno le cose fatte bene, se non ci sono scossoni che non dipendono da Marchionne, Fca o Cento o quant’altro, faremo un motore in più anziché uno in meno alla Vm. Poi quello che succederà fra vent’anni non lo so”.
Quella di Da Lan è sostanzialmente la stessa spiegazione che fornisce anche Sandra Rizzo, segretaria della Fim-Cisl: “Sino al prossimo piano industriale, che sarà dopo il 2022 (quello successivo al piano quadriennale che verrà presentato questo giugno, ndr) la Vm motori non è interessata da queste discussioni perché fornirà un motore per una macchina commerciale di alta gamma: di motore elettrico su queste auto ancora non se ne parla, quanto costerebbero? Siamo molto lontani, poi manca tutto il contorno anche a livello di infrastrutture. La preoccupazione che possiamo avere è per dopo il 2022 nel prossimo piano industriale che riguarderà tutto il gruppo Fiat. Ma è preoccupazione minima – aggiunge Rizzo -, il gruppo sta già lavorando per il futuro sul motore, ibrido più che elettrico. A giugno c’è la presentazione del prossimo programma industriale quadriennale ma è atteso soprattutto per aziende che producono auto con motori diversi, riguarderà Melfi e Pomigliano piuttosto che Cento”.
Più preoccupato degli altri due è invece Samuele Lodi, segretario provinciale della Fiom-Cgil: “Per la Fiom non è un tema nuovo: è un anno e mezzo che insistiamo sul tema, anche slegato da Vm. Che sia 2022 o 2030 è evidente che il diesel sia alla fine. Fino ad ora ci hanno più o meno gentilmente ignorato con i sindacati firmatari che hanno assecondato, anche per attaccare noi. Spero ci diano possibilità di affrontare il tema in maniera seria. In una discussione del genere bisogna confrontarsi, non far finta di niente o dicendo che sarà fra 20 anni o che riguarda solo diesel di piccola cilindrata”.
Per Lodi, come anticipato, non è il breve termine a destare preoccupazione, bensì i lidi verso cui si sposterà la produzione a medio e lungo termine: “È vero che la Ford ha presentato un motore diesel, ma tirarlo fuori è un esercizio per creare alibi. Non cambia nulla che il termine sia 2022 o 2028: bisogna capire in prospettiva cosa produrrà uno stabilimento importante come Vm. Bisogna affrontare la discussione in maniera aperta e con disponibilità al confronto. Il problema è di media-lunga gittata, se fosse confermato il 2022, per i tempi di studio, ingegnerizzazione e industrializzazione dei nuovi propulsori, parliamo di dopodomani. Ma anche se fosse un tempo più lungo, il tema va posto”.
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