Cronaca
1 Dicembre 2017
Avvio dell'istruttoria nel processo contro le maîtresse, una rende dichiarazioni spontanee davanti ai giudici

Stregoni e riti vodoo per avviare minori alla prostituzione, due donne alla sbarra

di Daniele Oppo | 2 min

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Ha dichiarato di aver sempre lavorato regolarmente, negando così – anche se in maniera indiretta – il coinvolgimento nei reati dei quali è accusata insieme a una connazionale: prostituzione minorile, induzione e sfruttamento della prostituzione.

Chinyere Okoro, 33enne nigeriana arrestata dalla squadra mobile lo scorso febbraio insieme a Becky David (28) ha reso spontanee dichiarazioni davanti al giudici Luca Marini, Carlo Negri e Leonarda D’Alonzo spiegando, tramite la traduttrice, di essere arrivata in Italia nel 2008 e di aver lavorato per delle agenzie fino al 2012, poi come badante nel periodo 2013-2015 e, infine, come collaboratrice autonoma.

È il caso della minori avviate alla prostituzione da ramificata organizzazione criminale che reclutava le donne in Nigeria, le accompagnava fino ad una località predefinita e da lì le imbarcava alla volta dell’Italia, promettendo una sistemazione lavorativa, grazie alla quale avrebbero ripagato il costo del viaggio (30mila euro circa), utilizzando anche la pressione psicologica degli stregoni e dei riti voodoo.

Contro Okoro e Becky (entrambe detenute nel carcere femminile di Bologna, difese dall’avvocato Simona Maggiolini) c’è però l’attività d’indagine della squadra mobile, esposta da due ispettori durante l’udienza di giovedì mattina. In particolare i contatti trovati nei cellulari con le vittime,  gli appostamenti davanti alla casa di via Cattaneo, dove le due imputate vivevano e da dove entravano e uscivano le ragazze che poi si recavano nell’area di via Veneziani per prostituirsi. Ci sono i tabulati telefonici che indicano diversi di contatti in ore notturne tra il cellulare in uso alla Becky e utenze che agganciavano il ponte radio che copre via Veneziani. Ci sono poi le perquisizioni nell’appartamento di via Cattaneo, dove è stata arrestata la Okoro (Becky venne raggiunta a Pescara mentre era in viaggio verso la Puglia) che si era ritagliata una stanza ad uso esclusivo completa di comfort – televisore da 40 pollici, soldi, telefoni e borse firmate – mentre le altre ragazze vivevano in piccoli tuguri pieni di scatole di preservativi.

L’attività investigativa aveva preso il via durante il maggio del 2016, quando Grace, nome di fantasia di una delle ragazze schiavizzate dagli sfruttatori, aveva deciso di affrancarsi dalla vita di strada, di raccontare tutto agli uomini della polizia di Stato e rivolgersi al Cento donna e giustizia per ottenere protezione. Grazie alla sua collaborazione e alle dichiarazioni delle altre ragazze gli investigatori della Mobile di Ferrara hanno ricostruito l’odissea delle ragazze soggiogate dall’organizzazione.

Entrambe le imputate verranno sentite nel corso della prossima udienza, fissata per l’8 febbraio, quando verranno ascoltate come testimoni – sempre se si presenteranno – due delle ragazze che hanno sporto denuncia.

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