Cronaca
1 Novembre 2017
Dall’aggressione alla guardia giurata ai primi sospetti sul killer. Reperti trovati il 3 aprile a Consandolo fatti analizzare solo il 17

La ricostruzione dei crimini di Igor e il dna cercato solo dopo l’omicidio

di Redazione | 5 min

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“Nonostante siffatto rilevante rinvenimento – lamenta l’avvocato Anselmo -, dagli accertamenti del quale potevano emergere importanti conferme in merito al responsabile dei gravissimi delitti, non si procedeva nell’immediatezza al sequestro degli oggetti per l’invio al Ris per l’esecuzione delle doverose analisi”. Il verbale di repertamento e di sequestro, con conseguente richiesta di invio del materiale al Ris di Parma per le analisi di natura biologica “erano redatti solo in data 17/04/2017, quindi successivamente all’omicidio di Verri”.

Tutto parte dall’aggressione alla guardia giurata di Consandolo. È la notte del 30 marzo. All’incirca alle 2.30 l’agente della Securpol, intervenuto in seguito alla segnalazione di un allarme antintrusione presso un chiosco di piadine, viene sorpreso dall’esplosione di un colpo d’arma da fuoco (un fucile da caccia) contro la porta dell’auto di servizio. La guardia giurata guarda nella direzione di provenienza dello sparo e vede un uomo che gli punta addosso il fucile intimandogli di sdraiarsi a terra senza guardarlo e di consegnargli la propria pistola, una Smith&Wesson, comprensiva di caricatore contenente quindici colpi calibro 9×21.

La guardia fa in tempo a notare che l’aggressore ha in mano un telefono cellulare e parla con qualcun altro in italiano ma con accento dell’Est Europa. Il malvivente, impossessatosi della pistola e del caricatore, si allontana dirigendosi verso lo stabile della piadineria.

La vittima descriverà l’aggressore, che lo aveva atteso nascosto dietro a una siepe, come “un uomo corpulento, alto circa m. 1,80 che indossava pantaloni color mimetico di colore chiaro e scarponi tipo anfibi”. L’aggressione era stata chiaramente premeditata: nella siepe che fungeva da appostamento erano stati rinvenuti rami tagliati in modo netto per ricavarne un nascondiglio dal quale sferrare l’agguato”. Nei pressi vennero rinvenuti anche una “borra” di cartuccia da caccia e due pallini, repertati e consegnati alla stazione carabinieri di Argenta.

Il giorno successivo, il 31 marzo, si tiene in prefettura a Ferrara la Riunione tecnica di coordinamento, alla quale partecipavano tra gli altri il prefetto Michele Tortora, il questore Antonio Sbordone e il comandante provinciale dei Carabinieri Andrea Desideri.

“Nel corso della riunione in merito alla rapina subita dalla guardia giurata – scrive Anselmo – il Comandante dei Carabinieri riferiva unicamente che erano «in corso le attività di indagine dirette alla individuazione e ricerca del soggetto in collaborazione con i Carabinieri di Molinella in quanto si ritiene che il medesimo si muova nel territorio di confine tra le provincie di Bologna e Ferrara», senza fornire alcuna indicazione sul presunto responsabile della rapina, nonostante vi fossero già dei sospetti e le indagini fossero già state indirizzate in una determinazione direzione”.

Quali sospetti? Il 1º aprile sul “Carlino” si parlava già di fondati sospetti sull’identità dell’aggressore al vigilante della Securpol: “la descrizione dell’aggressore corrisponde a quella di un ex soldato dell’Armata Rossa giunto nella zona di Portomaggiore – Argenta una dozzina di anni fa; viveva di espedienti e si nascondeva nei casolari e nei fienili”.

Proprio la sera del 1º aprile, alle 22, a Budrio (in provincia di Bologna), avviene l’omicidio di Davide Fabbri all’interno del bar Riccardina. A sparare è un uomo con accento straniero, travisato in volto da sciarpa, vestito in modo militare ed armato di fucile.

“Fin da subito – scrive l’avvocato – sono apparse evidenti le analogie tra la rapina di Consandolo e quella di Budrio, essendo state entrambe poste in essere da un uomo con accento dell’Est vestito in modo militare, armato di fucile e nell’ultima dotato di una pistola del tutto simile a quella sottratta alla guardia giurata”.

Il giorno successivo, domenica 2 aprile, la centrale operativa dei carabinieri di Bologna invia una e-mail a tutte le stazioni dei Carabinieri della Provincia di Bologna, nonché ai comandi dei carabinieri delle provincie dell’Emilia Romagna, tra cui Ferrara, con la quale trasmette una scheda informale riportante dati ed informazioni sul sospetto autore dell’omicidio di Fabbri. Si tratta di una scheda identificativa della compagnia dei carabinieri di Portomaggiore relativa a Igor Vaclavic, nato in Russia il 21/10/1976, ex militare, pluripregiudicato.

Lo stesso giorno il Nor della compagnia di Portomaggiore chiede alla procura di Ferrara l’autorizzazione ad acquisire traffico telefonico: si motiva la richiesta spiegando che la rapina di Consandolo aveva indirizzato «le indagini, per il modus operandi e per la descrizione fisica del malvivente, sul conto del pluripregiudicato Vaclavic Igor (verosimilmente ex militare russo), già resosi responsabile nel 2010 di rapine commesse in questa giurisdizione, ove, oltre a vestire con abbigliamento militare, utilizzava un’ascia ed una balestra».

Il giorno prima, torniamo al 1º aprile, una annotazione del comando dei carabinieri di Ferrara informava di aver svolto indagini nei mesi di giugno e luglio 2016 «sul soggetto noto come Vaclavic Igor, alias Feher Norbert, destinatario di ordini di cattura emessi sia dall’autorità giudiziaria nazionale, sia estera».

In Italia, infatti, “Igor” era ricercato per le rapine della banda Pajdek (quella che uccise Pierluigi Tartari ad Aguscello). In Serbia invece era ricercato sin dal dicembre 2005 per violenza sessuale su minore, rapina aggravata e furto. Rimaniamo in Italia, a Ferrara.

Quelle indagini avevano consentito di individuare l’utenza cellulare di Igor e rilevare contatti che il killer aveva con altri due pluripregiudicati. I tabulati del traffico telefonico relativi a quell’utenza evidenziavano che nel periodo tra giugno e agosto del 2016 Igor si trovava nelle zone di Portomaggiore, Argenta e Ferrara.

Alla luce di questi elementi i carabinieri di Portomaggiore chiedono di poter acquisire il traffico telefonico del cellulare di Igor e la localizzazione della sua utenza nella zona di interesse investigativo.

Nella richiesta, sottolinea l’esposto, “ancora una volta era evidenziata l’assoluta analogia di autori e modalità di esecuzione tra la rapina di Consandolo del 30 marzo 2017 e l’omicidio di Budrio del 1º aprile; oltre a dare atto che i carabinieri di Argenta e quelli del Nucleo operativo di Portomaggiore avevano fin da subito avanzato sospetti in direzione di Vaclavic Igor, stante la corrispondenza del modus operandi a quello assunto per la commissione di reati analoghi nell’ottobre–novembre 2010”.

Intanto, a partire dal 2 aprile, la compagnia di Portomaggiore effettua una serie di rastrellamenti nell’area dell’argentano, immediatamente a ridosso della compagnia di Molinella. Il 3 aprile vengono trovati a Consandolo, in un casolare abbandonato, segni di un recente bivacco.

“Nonostante siffatto rilevante rinvenimento – lamenta l’avvocato Anselmo -, dagli accertamenti del quale potevano emergere importanti conferme in merito al responsabile dei gravissimi delitti, non si procedeva nell’immediatezza al sequestro degli oggetti per l’invio al Ris per l’esecuzione delle doverose analisi”. Il verbale di repertamento e di sequestro, con conseguente richiesta di invio del materiale al Ris di Parma per le analisi di natura biologica “erano redatti solo in data 17/04/2017, quindi successivamente all’omicidio di Verri”.

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