Eventi e cultura
28 Ottobre 2017
In questa prima edizione per due giorni piccoli ferraresi guidano gli adulti alla scoperta dei gioielli artistici barocchi della città

Con Monumenti Aperti alla scoperta della Ferrara del Seicento

di Redazione | 3 min

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Il patrimonio artistico e culturale come luogo di incontro fra generazioni di cittadini e di trasmissione di conoscenze sulla storia e l’arte cittadina, in particolare del Seicento, un periodo solitamente poco frequentato dai ferraresi. La prima edizione di “Monumenti aperti” a Ferrara prende il via dall’esposizione dedicata a Bononi da Ferrara Arte per aprire per un weekend una decina di siti ferraresi, fra chiese ed edifici storici, e per sperimentare anche nella città estense una nuova modalità di valorizzazione del patrimonio culturale: a fare da ciceroni a ferraresi e turisti sono, infatti, circa 900 studenti provenienti dalle scuole comunali primarie e secondarie di primo grado, che nei mesi scorsi hanno partecipato a un percorso formativo curato dallo scrittore Luigi Dal Cin insieme a Ferrara Off.

La manifestazione si è aperta sabato mattina nella chiesa San Carlo in via Giovecca con “un taglio del nastro simbolico, proprio in uno dei due monumenti aperti appositamente e solitamente non visitabili da cittadini e turisti”, ha sottolineato Marco Sgarbi dell’associazione Ferrara Off, fra gli organizzatori insieme a Imago Mundi Onlus – ideatrice di Monumenti aperti più di vent’anni fa in Sardegna – e Fondazione Ferrara Arte.

Insieme a San Carlo, l’altro luogo di culto eccezionalmente aperto per questi due giorni è la chiesa di San Giuliano, in piazza della Repubblica, dove le piccole guide hanno dovuto cimentarsi con un nutrito gruppo di ascoltatori già prima delle 10, orario ufficiale dell’inizio delle guide. Sono inclusi nell’itinerario di Monumenti aperti anche le chiese di San Francesco e di Santa Francesca Romana, la Basilica di Santa Maria in Vado, Palazzo Bonacossi, la Via Coperta e la Torre dei Leoni del Castello Estense, l’Oratorio dell’Annunziata e la Basilica di San Giorgio. In questi ultimi tre luoghi, ha spiegato ancora Sgarbi, “sono esposti anche i lavori fatti dai ragazzi durante l’attività didattica “Lo sguardo che crea” parte integrante del progetto portato avanti con le scuole di Ferrara”. Infine, grazie a Monumenti aperti, sabato sera “dalle 19 alle 22, con ultimo ingresso alle 21.30, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra dedicata a Carlo Bononi a Palazzo Diamanti”, ha specificato Sgarbi.

Insieme a lui erano presenti anche il vicesindaco e assessore alla cultura del Comune di Ferrara, Massimo Maisto, la dirigente del servizio manifestazione culturali e turismo, Maria Teresa Pinna, e la direttrice di Palazzo dei Diamanti, Maria Luisa Pacelli. Maisto, nel dare il via ufficiale alla due giorni, ha sottolineato come Ferrara città d’arte significhi anche, secondo l’amministrazione, aprire le porte dei monumenti agli studenti per farne “aule didattiche” dove apprendere dal vivo la bellezza che li circonda. Per questo il Comune patrocina l’iniziativa e, ha anticipato Maisto, “stiamo già pensando a una seconda edizione”. L’assessore ha passato poi la parola a una delle insegnanti delle classi coinvolte: “è stato un lavoro lungo, ma ci siamo divertiti e abbiamo lavorato volentieri a quest’iniziativa perché spesso gli studenti conoscono poco di Ferrara” e quindi l’obiettivo è stato “che riuscissero ad avere una maggiore consapevolezza di appartenenza a Ferrara”.

Agli studenti è stato dedicato anche l’intervento di Fabrizio Frongia, di Imago Mundi Onlus: “tutto quello che facciamo, lo facciamo per loro. Il progetto culturale e didattico è l’essenza vera del percorso che ha portato a questa due giorni”. E così la parola è passata proprio alle giovani guide: i ragazzi dell’Istituto Comprensivo n.7 Alberto Manzi di San Bartolomeo in Bosco che hanno dato vita a una visita guidata animata impersonando lo stesso San Carlo Borromeo, al quale la chiesa è dedicata, il capo mastro del cantiere e il progettista, niente meno che Giovan Battista Aleotti. Ascoltando poi le spiegazioni dei giovanissimi ciceroni nella chiesa di San Giuliano si scopre non solo che vi è custodito un organo del 1646, ma anche che è detta “la chiesa dei giornalisti” perché al suo interno era presente una statua di San Giovanni di Sales, patrono proprio di scrive per la carta stampata.

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